Michael è un giovane di successo, arrogante, saccente, misogino e sociopatico. Dopo un anno passato a Los Angeles, torna a lavorare a Milano in una famosa agenzia di comunicazione. Ha un solo obiettivo: rendere l’ufficio un inferno e le sue colleghe miserabili, documentando ogni nuovo sadico stratagemma sul suo diario di bordo. Il destino però decide di dargli un calcio nel sedere e Michael scopre di aver lasciato a Los Angeles qualcosa in più di un semplice souvenir: una figlia che non sapeva di avere e di cui adesso deve prendersi cura. Con una tazza di caffè americano in una mano e un biberon nell’altra, quest’uomo dal sarcasmo scorretto si prepara al lavoro più difficile della sua carriera: diventare padre a tempo indeterminato… “Ho apprezzato che in qualche modo per tutti esista la possibilità di cambiare, e mi ha fatto piacere che questo cambiamento sia passato attraverso un figlio, che è comunque una parte di noi. Dunque il cambiamento, in fondo, non è fuori di noi, ma dentro”. Dice non la mamma algida di Michael, ma quella naturale di Marcello Signore.


Quando ho acquistato Padre a tempo indeterminato non mi aspettavo certo un capolavoro, ma di certo un romanzo in compagnia del quale passare un po’ di tempo. Ero anche rimasta incuriosita dalla trama, che mischiava un tipo dal carattere assolutamente insopportabile con una paternità improvvisa.

Ora, visto che dalla trama sapevo che il tipo – Michael – era arrogante, saccente, misogino e sociopatico, non è stata una sorpresa leggere di uno che effettivamente lo è. È così cazzone che alle volte vien proprio da prenderlo a randellate.

Quindi, Signore, sulla stronzaggine del protagonista ci siamo. Solo che si è persa un bel po’ di efficacia nel corso dei suoi monologhi interiori (e il romanzo è pure scritto in prima persona). Alla lunga stufano. Per non parlare poi di alcune situazioni nelle quali Michael si ritrova coinvolto che sembrano leggermente inverosimili. Perlomeno capitate a una sola persona e in un breve lasso di tempo.

Un appunto, infine, per la casa editrice, Anordest. Non so se mi sono beccata il più scacio di tutti quelli presenti in catalogo, ma questo ebook è una schifezza. Non siamo partiti bene, visto che la copertina non esiste e quella pagina bianca sul mio e-reader fa abbastanza senso. Ma delle “è” a inizio proposizione vogliamo parlarne? Sono tutte – e sottolineo tutte – minuscole.

Non si fa questo a una lettrice, proprio non si fa.

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