Buon lunedì a tutti e tutte!

Questo fine settimana mi sono data da fare e ho terminato La lunga vita di Marianna Ucrìa di Dacia Maraini: ve ne propongo una citazione perché, nel corso della lettura, il romanzo si è fatto più interessante. 🙂

Sposare, figliare, fare sposare le figlie, farle figliare e fare in modo che le figlie sposate facciano figliare le loro figlie che a loro volta si sposino e figlino… voci dell’assennatezza familiare, voci zuccherine e suadenti che sono rotolate lungo i secoli conservando in un nido di piume quell’uovo prezioso che è la discendenza Ucrìa, imparentandosi, per via femminile, con le più grandi famiglie palermitane.

[…]

Marianna si ritrova complice di una antica strategia familiare, dentro fino al collo nel progetto di unificazione. Ma anche estranea per via di quella menomazione che l’ha resa una osservatrice disincantata della sua gente. “Corrotta dai libri” come diceva la zia Teresa professa, si sa che i libri guastano e il Signore vuole un cuore vergine che perpetui nel tempo le abitudini dei morti con cieca passione d’amore, senza sospetti, senza curiosità, senza dubbi.

Per questo se ne sta istupidita su questo tappeto accanto alla serva dalla testa ferita e si torce come un bruco, frastornata dalle voci degli avi che le chiedono ossequio e fedeltà. Mentre altre voci petulanti come quella del signor Hume col suo turbante verde le chiedono di osare, mandando al diavolo quella montagna di superstizioni ereditarie.

La protagonista dell’opera è una sordomuta sposata giovanissima a uno zio. L’handicap di Marianna diventa il perno del romanzo e l’espediente che la scrittrice fa suo per esaltare i “sensi” intatti dell’antenata in un ambiente siciliano sordido e fastoso dove i personaggi e gli episodi raccontano un universo segnato da tragedie, amori, infedeltà.
Dacia Maraini ha raccontato come una donna possa correggere e determinare il proprio destino, costi quel che costi.

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