Jennifer Jane (JJ) Watson ha trascorso gli ultimi dieci anni in un carcere di massima sicurezza.
L’ultima cosa che si aspetta è di uscire in anticipo con in mano un lavoro e finire in un ranch sperduto nelle foreste canadesi a servire il pranzo di Natale a tre dei cowboy più sexy che abbia mai visto!
Rafe, Brady e Dan pensavano di assumere due ex-detenuti per aiutarli a mandare avanti il ranch e il bestiame, invece scoprono di aver assunto una donna bella e attraente.
Nella natura innevata dell’Ontario del nord, la compagnia femminile è cosa rara.
Ed è qualcosa che i tre cowboy amano condividere…
Sono dominatori, belli come il peccato e riempiono la mente di JJ con le fantasie sessuali più bollenti che abbia mai avuto. D’un tratto, comincia a desiderare i tre cowboy come il regalo di Natale perfetto per lei, sperando in qualcosa che forse non potrà mai avere… un “per sempre felici e contenti.”


Spoiler a ruota.
In tutta sincerità, il libro sarebbe proprio da una stella: è un romanzetto di quelli tollerabili solo con elevate temperature o rincoglionimento generalizzato. Ma una stella se la prendono di diritto i tre dildo a forma di albero di Natale che i tre baldi giovini regalano alla bella fanciulla. Prometto di tornarci più tardi con dovizia di particolari scabrosi.

Tre cowboy per Natale parla dell’approccio di tre bellocci a una belloccia, che vogliono convincere a fare sesso a quattro. La tipa è finita nel ranch dell’amore tramite un programma per reinserimento carcerati nella società o qualcosa del genere: la tipa, infatti, era finita in galera dopo aver ammazzato il patrigno, che picchiava lei e la madre. JJ – la tipa – è troppo bella per essere andata in galera per motivi che non siano quelli di tragica legittima difesa (e non sono parole mie).

Ebbene, JJ si ritrova quindi a lavorare per i tre moschettieri in un ranch sperduto nel nulla nel Nord Ontario. Ho citato i tre moschettieri non a caso: le loro spade si dimostreranno di fondamentale importanza per l’equilibrato sviluppo della narrazione. Ma facciamo la conoscenza dei tre baldi giovini.

Il capoccio è Brady Occhiotruce: è il più antipatico di tutti. Poi c’è Dan la Macchietta: è il simpatico, quello che la fa ridere. Infine abbiamo Rafe Xanax: il belloccio dall’effetto calmante.

Bene, bene. I quattro si ritrovano quindi a convivere al calduccio in un ranch arredato rusticamente dai mobili che i tre moschettieri hanno costruito con le loro abili manine. È quindi inevitabile che accada. I nostri vivono in un ranch isolato, raggiungibile solo tramite aereo: sono prostrati dal fai-da-te (si sono fatti da soli tutti i mobili, eh!) e dalle difficoltà di procacciarsi belle fighe in mezzo alla neve.

Eh, già: i tre moschettieri sono terribilmente attratti da JJ. Ma non c’è problema! Sono abituati a condividere le donne. Solo che… be’, devono farlo sapere pure a JJ. Come fare? I nostri vagolano nel buio con gli inguini doloranti in cerca di sfogo quando Occhiotruce ha l’idea geniale: fare a JJ un regalo di Natale anticipato. Se JJ accetterà il regalo, dovrà lasciare la scatola vuota sul tavolo da pranzo.

E che ci sarà mai nel pacchetto? Proprio loro: i tre dildo anali, di tre dimensioni diverse (come sono premurosi i nostri!), a forma di albero di Natale e color verde brillante. Voi capite che da soli meritano una stella: oltre a essere intonati con il periodo natalizio, sono anche un omaggio artistico a Paul McCarthy. Non posso che inchinarmi di fronte allo spessore che Jan Springer ha voluto inserire nel suo romanzo.

JJ ovviamente accetta. E quando mai le ricapita sesso a quattro con i bei manzi? Solo che, be’, i tre sanno che è inesperta (o perlomeno l’hanno presunto visto che nessuno ne ha parlato), quindi hanno un’altra bella idea: prima facciamocela uno per volta e vediamo come la prende JJ.

Qui parte la citazione fiabesca. Avete presente l’inizio de Il Gatto con gli stivali? Ci sono tre fratelli: il babbo muore e lascia loro in eredità un mulino, un asino e un gatto. Il maggiore è tutto contento perché si prende il mulino; il mezzano prende l’asino e può dirsi comunque contento perché così può andare in cerca di fortuna; il minore sembra il più sfigato perché si becca il gatto. Tuttavia, alla fine, la piramide della sfiga si ribalta e il minore si rivelerà quello che ha fatto tredici.

Con i tre moschettieri è un po’ la stessa cosa, solo che la faccenda riguarda le dimensioni dei loro peni. Tanto gentili e tanto onesti paiono Macchietta e Xanax, ma il pene più lungo e grosso ce l’ha quell’antipatico di Occhiotruce. Ed è proprio così che la progressione dei tre moschettieri procede nel letto di JJ: be’, ma guarda un po’ com’è messo bene Dan! Anche Rafe non scherza! Cavoli, ma Brady ha una mazza da baseball tra le gambe!

E dopo che la pratica dell’uno alla volta è stata archiviata, parte una specie di drammone, nel quale a JJ viene condonata la pena (un po’ a caso, ma va be’… l’importante è che non sia più una criminale) e i tre moschettieri temono che li lasci preda dei loro ormoni su di giri. Non sia mai!

Ma JJ non farebbe mai una cosa del genere ai suoi cowboy. Almeno non prima di averli sperimentati tutti e tre insieme. Scusate, si è preparata con i dildo e tutto il resto, mica può piantarli in asso adesso, no? Quindi lascia loro un biglietto sul tavolo, accanto ai dolcetti di Natale, con su scritto:

Il tacchino può attendere.
Che cosa sceglierò?
Gli omini di pan di zenzero, o con i tre mi divertirò?

Poesia pura, eh? Non avvertite anche voi un brivido corrervi lungo la schiena? Un vero brivido di orrore. Eh, che vi devo dire: si vede che il Natale ha rammentato a JJ dei bei tempi andati, quando portava a casa il bigliettino di Natale fatto a scuola e pieno di buoni propositi per l’anno a venire…

Comunque, il romanzo finisce così, con i quattro che se la spassano alla grande insieme: JJ ha un orgasmo illuminante e capisce che vivrà per sempre felice e contenta con i tre moschettieri.

Insomma, il romanzo è una ciofeca, come direbbero a Roma, ma a me ha fatto tanto ridere e lo consiglio proprio per la sua indubbia (ancorché involontaria) verve comica.

2 stars smaller

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