Il premio Nobel Isaac Bashevis Singer aveva una sorella, Esther, di cui ha lasciato un ritratto memorabile nel racconto Yentl: storia di una ragazza ebrea cresciuta in una famiglia ortodossa che, per poter studiare, è costretta a travestirsi da uomo (ne fu tratto un film con Barhra Streisand). Nella realtà, Esther Singer non se la cavò così facilmente. Nata in una comunità ebraica dell’Europa orientale, dove le figlie femmine non ricevevano istruzione e dovevano rassegnarsi a una vita domestica, per seguire la sua vocazione di scrittrice Esther fu costretta a mettersi contro il padre, la madre e i due fratelli.


*La recensione contiene alcuni blandi spoiler*

Da quando ho scoperto l’esistenza di questo romanzo non vedevo l’ora di leggerlo. Esther Singer Kreitman era la sorella del premio Nobel per la letteratura Isaac Bashevis Singer e di Israel Joshua Singer, anche lui scrittore. Solo che, a differenze dei fratelli, la sua scelta di scrivere è stata osteggiata dalla famiglia: una brava donna ebrea, infatti, a parer loro poteva solo aspirare a essere una brava moglie, tenere in ordine la casa e dare figli sani al marito.

A Esther, però, non andava a genio che la famiglia mettesse becco in ciò che doveva o non doveva fare. Così finì per fare quella scelta sbagliata che la accomuna a molte altre donne nella sua situazione: decise di prender marito per togliersi dall’ambiente oppressivo della sua casa natia. Dato che era un matrimonio combinato e celebrato solo per andarsene di casa, nessuno di meraviglierà del fatto che si rivelò un’unione infelice…

Eppure la figura di Esther nella sua forza ribelle e infelice, oltre a ispirare i suoi stessi romanzi (tra i quali Debora, decisamente autobiografico), influenzò anche i due fratelli, che crearono ad hoc due personaggi femminili a sua immagine e somiglianza.

Data questa lunga premessa, cosa ne penso di Debora adesso che l’ho letto? È difficile dirlo: mi trovo divisa tra prima e seconda metà del romanzo. La prima metà, infatti, mi è sembrata piuttosto noiosa e insipida, probabilmente anche perché ho recentemente letto A oriente del giardino dell’Eden del fratello Israel: fratello e sorella si sono ispirati alla storia della loro famiglia e la situazione di partenza di entrambi i romanzi è piuttosto simile.

La seconda metà, invece, dove emerge decisamente la critica della Kreitman alla situazione delle figlie nelle famiglie ebree, mi è piaciuta di più e l’ho trovata anche estremamente puntuale nel descrivere sentimenti e stati d’animo di una giovane donna costretta a intraprendere la strada che la famiglia ha scelto per lei.

Grande accento viene posto sull’inesistenza di alternative dignitose al matrimonio combinato e approvato dai genitori: Debora non ha né arte né parte, non conosce altro mestiere se non quello di occuparsi della casa e dei suoi abitanti. È così indirizzata nella strada obbligata che, quando prova a imparare a cucire a macchina, non ci riesce: tornata a casa sconfitta, dovrà incassare anche il compiaciuto trionfo del fratello.

Neppure entrare nel clandestino partito socialista le darà la possibilità di sfuggire al suo destino: ritrovatasi, infatti, davanti a una sua vecchia fiamma, questi, pur di salvaguardare la presunta innocenza di lei, la chiuderà fuori da ogni attività. Nemmeno chi dice di amarla riesce a stimarla abbastanza da trattarla da pari.

Così il suo destino sarà segnato. Diffidare di chi fa scelte al posto nostro pretendendo di sapere cosa è meglio per noi: l’unico “meglio” che costoro conoscono è il proprio.

3 stars smaller

Annunci