La tradizionale differenza di caratteri tra maschio e femmina non è dovuta a fattori innati, bensì ai condizionamenti culturali che l’individuo subisce nel corso del suo sviluppo. Questa la tesi appoggiata da Elena Gianini Belotti e confermata dalla sua lunga esperienza educativa con genitori e bambini in età prescolare. I condizionamenti nella direzione del ruolo assegnato all’uno o all’altro sesso cominciano addirittura prima della nascita, quando si prepara il corredino: rosa o celeste, e proseguono con la scelta – da parte degli adulti – dei giochi che i bambini “possono” o “devono” svolgere nella famiglia prima e poi nella società, per giungere alle scelte più o meno coatte nel campo degli studi, del lavoro e del loro avvenire.
Ma perché solo “dalla parte delle bambine”? Perché questa situazione è tutta a sfavore del sesso femminile. La cultura alla quale apparteniamo – come ogni altra cultura – si serve di tutti i mezzi a sua disposizione per ottenere dagli individui dei due sessi il comportamento più adeguato ai valori che le preme conservare e trasmettere: fra questi anche il mito della “naturale” superiorità maschile contrapposta alla “naturale” inferiorità femminile. In realtà non esistono qualità “maschili” e qualità “femminili”, ma solo qualità umane. L’operazione da compiere dunque, scrive l’Autrice, “non è quella di formare le bambine a immagine e somiglianza dei maschi, ma di restituire a ogni individuo che nasce la possibilità di svilupparsi nel modo che gli è più congeniale, indipendentemente dal sesso cui appartiene.” Da questa operazione trarranno vantaggio uomini e donne, e la loro stessa vita in comune.


Se dovessi descrivere con una sola parola, sceglierei agghiacciante. Leggere Dalla parte delle bambine è stato come immergersi in un mondo orwelliano, in un’orribile distopia dove non puoi scappare dal ruolo che è stato stabilito per te.

Tutti sappiamo che in molte zone del mondo le donne non se la passano bene, ma leggere fino a che livello possa arrivare il condizionamento sociale sui comportamenti degli individui è stato brutale.

Se penso al fatto che qui, in Italia, ancora ci si ostina ad affermare che differenze sociali tra uomini e donne sarebbero in realtà differenze biologiche (o genetiche, o naturali, qualunque cosa voglia dire) è aberrante. Oltre che intellettualmente disonesto (recenti studi, infatti, affermano tutt’altro), lo trovo anche profondamente degradante: ma davvero siamo ancora al punto di dover litigarci il primato di genere migliore?

Davvero è ancora un problema che alcuni bambini giochino con le bambole e alcune bambine con le macchinine? Voglio dire, Dalla parte delle bambine è del 1973. Millenovecentosettantatré. Ben quarantadue anni fa. Eppure non possiamo ancora sederci e riderci su, perché, nonostante i molti passi avanti verso la parità dei sessi e l’abbattimento delle discriminazioni, c’è ancora gente che vuole costringere le persone in confezioni ben etichettate. Tipo le conserve della nonna.

Quindi, il mio consiglio è di leggere Dalla parte delle bambine che, sì, è un po’ datato, ma fa ancora egregiamente il suo lavoro di denuncia di un sistema sociale così ingiusto e rigido da non aver più ragione di essere, in virtù dell’avanzamento della conoscenza scientifica. Smash the patriarchy!

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