Questa è la storia di una terra circondata dai ghiacci e spazzata dal vento. Da un vento che cambia sempre forza, intensità e direzione. Ma non smette mai di soffiare. Costante e implacabile. Questa è la storia della 34a Orda, decisa a scoprire l’origine del vento. Un’impresa che dura da otto secoli. E delle 33 Orde precedenti si è persa ogni traccia. Però questa Orda è diversa. Ha già attraversato la città in cui scorre un fiume di vento. Si è già sottratta alla morte superando vortici e cicloni. È arrivata più in là di qualsiasi altra Orda. Questa è la storia di ventidue personaggi, ognuno con la propria voce e molto da raccontare. Caracollo, il trovatore, estroverso, misterioso, profondo, sognatore e veggente. Oroshi, l’aeromastra, che dedica tutta se stessa a scoprire la verità. Sov, lo scriba, insicuro e dubbioso, che osserva e giudica. Erg, il guerriero-protettore, coraggioso al limite della follia.… Questa è una storia che comincia a pagina 625 e finisce a pagina 0. Questo è un romanzo destinato a lasciare il segno. Questo e molto altro è L’Orda del vento.


Caro Alain Damasio, da dove cavolo inizio questa recensione?

L’Orda del Vento, infatti, è uno dei fantasy più originali che mi sia capitato di leggere, pieno di poesia e dalla narrazione corale. Vi si avvicendano, infatti, ben ventidue punti di vista, ognuno dei quali viene identificato con un simbolo grafico. Grazie alla Nord che ha pensato bene di aggiungere a questa edizione un foglio con la legenda dei simboli.

La vicenda, infatti, inizia in media res e il lettore passa diverse pagine prima di cominciare a capire cosa sta accadendo e cosa stanno facendo in giro questi ventidue tizi. Quindi, se avete intenzione di leggerlo, preparatevi a una cinquantina di pagine di spaesamento.

Uno spaesamento che, però, in qualche misura non vi abbandonerà mai per tutto il corso della narrazione. Il mondo de L’Orda del Vento, infatti, ha tutta una serie di caratteristiche sue proprie che Damasio in parte spiega, ma in parte lascia all’immaginazione del lettore. Si può affermare che Damasio sia un maestro nell’evocare questo mondo così scarno e spazzato continuamente dal vento.

Gran parte del fascino del romanzo è anche rivestito proprio dagli affascinanti cenni alla pseudo-scienza che spiega, anche con parole inventate ad hoc, le varie forme del vento, le loro caratteristiche e i misteri che ancora le avvolgono. Ed è proprio per scoprire la fonte del vento che l’Orda esiste, percorrendo controvento la terra conosciuta fino all’Estrema Vetta.

L’Orda è composta da ventidue individui e ognuno di loro è specializzato in un’area di competenza necessaria per raggiungere l’Estrema Vetta. Come ho già detto, tutti i loro punti di vista si avvicendano nel narrare la storia, ma non tutti con la stessa frequenza. Principalmente ascoltiamo le voci interiori di Golgoth, Sov, Pietro, Caracollo e Oroshi. Sono anche i personaggi ai quali si finisce per affezionarsi di più (anche se Golgoth è così stronzo da renderlo piuttosto difficile).

Quindi quale sarebbe il mio giudizio complessivo su questo libro? Fino a tre quarti del romanzo ero pronta a dargli cinque stelline e proclamarlo uno dei libri più belli di sempre. L’idea di questo viaggio controvento alla ricerca della fonte di ogni vento, del senso della vita, della propria identità era assolutamente coinvolgente.

Purtroppo il finale mi ha smontato. In parte credo sia dovuto al fatto che già da metà romanzo inizia a essere evidente dove si andrà a parare. Poi, non so, per me il finale non ha avuto la stessa potenza narrativa dei primi tre quarti del romanzo, nei quali davvero l’autore ci ha fatto condividere gioie e drammi dell’Orda.

Mi sento comunque di consigliarne la lettura, sia a chi cerca un fantasy fuori dai soliti schemi sia a chi voglia buttarsi nella letteratura fantastica, ma non può soffrire elfi, bacchette magiche e draghi volanti.

4 stars smaller

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