Portato con successo sullo schermo da Mario Martone, L’amore molesto è uno dei romanzi italiani più importanti e più originali degli ultimi anni. Un romanzo che ha rivelato il talento di Elena Ferrante, autrice schiva e lontana dagli ambienti letterari. La trama ruota intorno al rapporto tra Delia e la madre Amalia, un rapporto madre-figlia scavato con crudeltà e con passione. “Mia madre annegò la notte del 23 maggio, giorno del mio compleanno, nel tratto di mare di fronte alla località che chiamano Spaccavento…”. E’ l’incipit del romanzo. Che cosa è accaduto ad Amalia? Chi c’era con lei la notte in cui è morta? E’ stata davvero la donna ambigua e incontentabile che sua figlia si è sempre immaginata? L’indagine di Delia si snoda in una Napoli plumbea che non dà tregua, trasformando una vicenda di quotidiani strazi familiari in un thriller domestico che mozza il respiro.


Mi risulta difficile scrivere una recensione onesta de L’amore molesto, perché le vicende narrate non mi hanno particolarmente colpita, ma sono scritte davvero, davvero bene.

Si tratta di uno di quei romanzi psicologici dove la protagonista, Delia, si arrabatta nella sua mente in cerca delle motivazioni che hanno spinto sua madre ad annegarsi in mare. Questo tragico evento, infatti, riporterà alla luce in lei tutta una serie di questioni irrisolte, che lei, però, non ha tutta questa gran voglia di risolvere. Non che sia da biasimare, visto il potpourri di disagio nel quale è vissuta finché è rimasta con i genitori.

In generale, i romanzi nei quali fatti e percezioni si mischiano mi confondono sempre un po’ e così è stato anche con L’amore molesto. Con un’aggravante, però: la madre di Delia si è annegata senza vestiti, tranne un reggiseno nuovo. I vestiti non sono stati ritrovati. Mi sorge una domanda: perché la polizia non indaga?

Questo suicidio non dovrebbe sembrare strano solo a Delia perché la madre indossava un reggiseno nuovo invece dei suoi soliti vecchi e lisi. È strano perché gli altri suoi indumenti sono spariti: possibile che nessuno a parte Delia si sia chiesto che fine abbiano fatto? So che messa così sembra tanto una quisquilia, e forse lo è, ma mentre leggevo non riuscivo a fare a meno di pensarci e questo mi ha dato un senso di irrealtà che mi ha infastidito per tutto il corso del romanzo.

Per il resto, lo stile della Ferrante mi ha colpito molto: ha un modo molto vivido di rendere situazioni di disagio e violenza. È difficile rimanere indifferenti alla lettura di certi passaggi de L’amore molesto ed è proprio per questo motivo che, sebbene questo primo lavoro della Ferrante non mi abbia entusiasmato, leggerò qualcos’altro di suo.

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