Buon inizio di settimana a tutti e tutte!

Pare che da oggi, almeno qui in Toscana, torneremo ad abbrustolirci come tanti piccoli marshmallow su fuocherelli da campeggio… chi porta i graham cracker?*umorismo cretino in attesa dell’inverno*

Quindi, visto il ribollire delle temperature, per questa settimana ho scelto una citazione divertente da Zia Mame di Patrick Dennis.

Con l’usuale codardia che i maschi dispiegano quando vogliono sbarazzarsi delle femmine, per togliermi dai piedi Bubbles prima le provai tutte, tranne un bel no in faccia. Cominciai con la Congiura del Silenzio, cioè per dieci giorni filati girai alla larga dal bar di Newark. Bubbles non sembrava precisamente turbata dalla mia sparizione, anche se il decimo giorno, visto che in un momento di debolezza le avevo dato il mio numero di telefono dell’università, decise di chiamarmi. Le risposi mantenendomi molto sul vago, almeno fino a quando non mi chiede, “‘scolta ‘more, checcè? Hai la bua? ‘scolta, se non puoi venire vengo io, così ti faccio cara cara cara finché non ti passa”. Fine della storia. Quella sera stessa mi ripresentai a Newark.

Immaginate di essere un ragazzino di undici anni nell’America degli anni Venti. Immaginate che vostro padre vi dica che, in caso di sua morte, vi capiterà la peggiore delle disgrazie possibili, essere affidati a una zia che non conoscete. Immaginate che vostro padre – quel ricco, freddo bacchettone – poco dopo effettivamente muoia, nella sauna del suo club. Immaginate di venire spediti a New York, di suonare all’indirizzo che la vostra balia ha con sé, e di trovarvi di fronte una gran dama leggermente equivoca, e soprattutto giapponese. Ancora, immaginate che la gran dama vi dica «Ma Patrick, caro, sono tua zia Mame!», e di scoprire così che il vostro tutore è una donna che cambia scene e costumi della sua vita a seconda delle mode, che regolarmente anticipa. A quel punto avete solo due scelte, o fuggire in cerca di tutori più accettabili, o affidarvi al personaggio più eccentrico, vitale e indimenticabile che uno scrittore moderno abbia concepito, e attraversare insieme a lei l’America dei tre decenni successivi in un foxtrot ilare e turbinoso di feste, amori, avventure, colpi di fortuna, cadute in disgrazia che non dà respiro – o dà solo il tempo, alla fine di ogni capitolo, di saltare virtualmente al collo di zia Mame e ringraziarla per il divertimento. Per fortuna sua, e dei lettori, Patrick ha scelto la seconda opzione, e scritto questo libro tuttora leggendario. Non è certo che Dennis volesse inventarsi, come è stato detto, un’alternativa americana a Mary Poppins: ma lo è che chi arriva all’ultima pagina, e vede zia Mame partire per un nuovo viaggio, ha la sensazione di separarsi dalla parte più lieve, libera e felice di sé.

Se avete voglia di farvi quattro risate alla faccia del caldo, leggetevi questo romanzo! E ringraziate Adelphi per averlo ripubblicato in Italia dopo anni di oblio!

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