Se nasci in Afghanistan, nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, può capitare che, anche se sei un bambino alto come una capra, e uno dei migliori a giocare a Buzul-bazi, qualcuno reclami la tua vita. Tuo padre è morto lavorando per un ricco signore, il carico del camion che guidava è andato perduto e tu dovresti esserne il risarcimento. Ecco perché quando bussano alla porta corri a nasconderti. Ma ora stai diventando troppo grande per la buca che tua madre ha scavato vicino alle patate. Così, un giorno, lei ti dice che dovete fare un viaggio. Ti accompagna in Pakistan, ti accarezza i capelli, ti fa promettere che diventerai un uomo per bene e ti lascia solo. Da questo tragico atto di amore ha inizio la prematura vita adulta di Enaiatollah Akbari e l’incredibile viaggio che lo porterà in Italia passando per l’Iran, la Turchia e la Grecia. Un’odissea che lo ha messo in contatto con la miseria e la nobiltà degli uomini, e che, nonostante tutto, non è riuscita a fargli perdere l’ironia, né a cancellargli dal volto il suo formidabile sorriso. Enaiatollah alla fine ha trovato un posto dove fermarsi e avere la sua età. Questa è la sua storia.


Nel mare ci sono i coccodrilli non è un libro innovativo: ne abbiamo sentite tante di storie di disperazione e di persone in fuga da situazioni infelici nei loro paesi. Quello che mi ha colpita molto è stato lo stile del libro, livellato su una leggerezza fanciullesca che, lungi dall’essere frivola, sottolinea l’infanzia rubata a Enaiatollah Akbari.

Ci sono, infatti, molti contesti nei quali gli adulti non danno ai bambini le cure necessarie. Non li difendono nemmeno da quei terribili mostri che si nascono sotto al letto e sono pronti ad aggredirli non appena viene spenta la luce. Non li difendono nemmeno dai coccodrilli che sono nel mare. E poco importa che non ci siano davvero mostri sotto al letto o coccodrilli nel mare: i bambini non lo sanno e hanno bisogno di essere rassicurati dagli adulti.

Tutto questo è molto triste e credo che ognuno di noi capirebbe un ragazzo amareggiato per aver perso la spensieratezza della fanciullezza. Ci risulta un po’ strano, invece, un atteggiamento positivo: della serie, sì, da piccolo ho avuto una vita di cacca, ma ho fatto del mio meglio per avere una vita da adulto migliore. E sono contento per avercela fatta.

Sarebbe bello leggere più storie di questo genere, tutto sommato, no? Ma, soprattutto, sarebbe bello smettere di leggere storie di stupidità umana, da entrambe le sponde: sia dalla parte di chi costringe queste persone a lasciare il proprio paese, sia dalla parte di chi dovrebbe accoglierli.

3 stars smaller

Annunci