Nell’epoca buia delle leggi razziali del fascismo, la tormentosa passione di un giovane professore ebreo per la bella e indecifrabile Sonia. In verità Sonia rappresenta l’inconsapevole simbolo dell’opposto, l’immagine dorata di una famiglia ricca, altolocata, reazionaria e soprattutto ariana. Nell’impari lotta, il giovane ebreo imboccherà la strada senza ritorno del cedimento per entrare nel geloso nucleo che in realtà non lo vuole.


L’Albergo della Magnolia è un romanzo subdolo: inizia con un tono lieve, leggero, quasi frivolo. Ti fa quasi dubitare del suo valore letterario e ti fa pensare che sia solo la solita storia d’amore travolta dagli eventi storici.

In realtà, l’autrice tesse intorno ai suoi lettori una rete di inconsapevolezza simile a quella che avvolge Dino, il protagonista, ebreo, che vuole sposare una ragazza di buona famiglia, cattolica e benestante. Siamo nel periodo fascista e gli ostacoli a un’unione del genere sembrano insormontabili: tuttavia, con tenacia, il protagonista riesce a superarli e a sposare la sua bellissima Sonia Gentile.

Sembra non rendersi conto, però, che la sua non è affatto una vittoria: non è affatto riuscito a entrare nella famiglia di Sonia. Di fatto viene a malapena tollerato, come un cane rognoso che venga sopportato solo perché la bambina lo trova incomprensibilmente carino.

Ma l’aspetto peggiore è che Dino è disposto a perdere la propria dignità per diventare uno di famiglia, per essere amato e stimato come meriterebbero la sua cultura e la sua intelligenza, indiscutibilmente superiori a quelle dei membri della famiglia Gentile, appiattiti in una comoda visione del mondo borghese.

E quando il dramma delle leggi razziali si abbatterà su di lui, innescando una serie di eventi che, con il senno del poi, parevano inevitabili, Dino non potrà far altro che arrendersi alle logiche della famiglia Gentile.

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