Un’isola perduta nell’oceano Pacifico; un giovane capo ingiustamente espulso dal villaggio; la sua vendetta, perpetrata con l’aiuto dei gabbiani, alteri uccelli che si trasformano in combattenti spietati; la sua espiazione.
Un libro cangiante di colori e animato da mille suoni: il fragore del mare, lo stridio degli uccelli, le canzoni soavi delle giovinette, le formule rituali degli anziani, il rullare dei tamburi, il bisbigliare dei cospiratori…; e un libro che è insieme fiaba ed epos.


Motu-Iti fa parte di quei romanzi che mia madre ha salvato da morte certa e dei quali vi ho già parlato nella recensione de Il cucciolo. Confesso di averlo iniziato perché aveva poche pagine e mi sembrava un lettura leggera e veloce, ma di non essere stata per niente ispirata dalla trama, che mi dava l’impressione di un romanzo piuttosto insulso.

Be’, ad oggi posso dire di aver preso una sonora cantonata. Motu-Iti è un romanzo straordinario, una perla rara che sono felice di aver recuperato. Si presenta come un romanzo per ragazzi, ma in realtà può essere letto e amato da chiunque.

In Motu-Iti, infatti, si incontrano la fiaba che vuole formare e il racconto epico che vuole tramandare un mito. La fiaba vuole parlarci del Bene e del Male, delle ingiustizie che posso colpire le brave persone, dell’invidia che può divorare tutta la nostra bontà, dei crimini che si possono compiere in nome della religione, della vendetta che distrugge e sfugge di mano, della necessità che un capo metta la sua gente prima di se stesso, dell’espiazione per le proprie colpe.

Il mito, invece, ci racconta di come e perché siano nate i moai, le famose statue dell’Isola di Pasqua. La spiegazione letteraria di Piumini è molto suggestiva e, grazie allo stile epico, assolutamente credibile (applicando una sana dose di sospensione dell’incredulità, ovviamente).

4 stars smaller

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