Per una donna i trent’anni sono un’età meravigliosa, si comincia a fare sul serio e ad assaporare il bello della vita. Peccato che non sia quasi mai veramente così. Hervör, Karen, Silja e Mía, ad esempio, sono tutte alle prese con situazioni sentimentali caotiche e insoddisfacenti. C’è quella che si accontenta di saltuarie notti di sesso con l’ex professore di università, chi vive dai nonni, trascorrendo i weekend in discoteca e svegliandosi ogni volta in un letto diverso. Oppure quella che, essendo medico, è spesso costretta a turni fuori casa e, guarda un po’, la volta che rientra senza avvisare sorprende il neo marito con una biondina. E poi c’è la più scombinata di tutte: è stata lasciata dal fidanzato, un avvocato benestante, e ora vive in una mansarda in mezzo agli scatoloni del trasloco, faticando a trovare un lavoro e una direzione nella vita. Le quattro giovani donne non si conoscono né sembrano avere molti punti in comune. A unirle è la pausa obbligata al Reykjavík Café dove, nel buio gennaio islandese, vanno a cercare un po’ di calore e dove le loro storie finiranno per intrecciarsi. Finché, fra un latte macchiato e un cocktail di troppo, rovesci del destino e risate condite da improbabili consigli, ognuna troverà il modo di raggiungere la propria felicità, o qualcosa di molto vicino.


Confesso di aver preso questo libro perché in copertina c’era una nevicata in corso ed era ambientato in Islanda, in pieno inverno. Come farsi del male durante uno dei periodi estivi più caldi…

Infatti, mi sono ritrovata a pensare con nostalgia al freddo che ti arrossa la pelle e al tornare poi a casa, al calduccio, a prepararsi una bella tazza di tè da gustare con un buon libro. Una meraviglia: altro che questo caldo infernale che fa desiderare solo di andare in letargo fino all’autunno.

Tanto per darvi un’idea della mia follia, sono arrivata a tacciare come incomprensibili le lagne dei personaggi alle prese con lastre di ghiaccio da affrontare a piedi. Non vi dico il mio sconcerto di fronte al loro desiderio di trasferirsi in un Paese caldo. State attenti a ciò che desiderate: schiantarsi con il deretano su un lastrone di ghiaccio non è peggio di perdere liquido ipotonico in tali quantità da far pensare di aver dimezzato la percentuale di acqua della propria massa corporea.

Comunque, iniziando più o meno seriamente a parlare di questo romanzo, direi che ne parlerò bene solo perché stordita dalla altissime temperature di questi giorni. Leggendo quanto dice di Reykjavík Café la stampa mi viene da chiedermi se abbiamo letto lo stesso libro. Sul serio, gente, capisco che dobbiate vendere il vostro libro piazzando belle parole in quarta di copertina, ma assicuratevi che abbiano a che fare con il romanzo in questione.

In questo caso, a parte Nordis, che se la cava con un classico “I lettori si scalderanno il cuore con questa storia di amori e passioni nel freddo nord”, gli altri due sembrano avere le idee confuse. O uno stanco senso dell’umorismo. Infatti, Buchmarkt afferma: “Il bestseller che ha scalato le classifiche irlandesi. [E fin qui, siamo sul classico tante-vendite-uguale-libro-bello-compratelo] Non c’è da stupirsi: una lettura spiritosa, arguta, intelligente. Da buttare giù come un ottimo caffè.” E il Fréttatĺminn Weekly ribadisce: “Divertimento assicurato e una trama che ti avvolge dall’inizio alla fine.”

Ora, credo che chiunque legga questi due estratti si aspetti un libro molto divertente con una trama frizzante. Invece io ho letto un libro con qualche scena divertente e con una trama assolutamente prevedibile (e con questo intendo che, una volta conosciute le quattro donne protagoniste, non avrete, non potrete avere dubbi su come finirà la storia). Quindi, va bene la pubblicità, ma che almeno sia veritiera.

In conclusione, ho deciso di dare tre stelle a Reykjavík Café perché tutto sommato è una lettura piacevole e innocua, a patto di iniziarla senza grandi aspettative. E poi c’è tanta neve e tanto freddo…

3 stars smaller

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