Pubblicata nel ’33, questa raccolta si colloca in un momento centrale, di piena maturità del suo autore. Attraverso i suoi settanta componimenti scorre un intero poema d’amore compatto nel suo tessuto tematico e sentimentale, intervallato di silenzi che sono solo pause di respiro.
Anche un canzoniere, dunque, ove l’amore si esplica in una continuità di ricerca quasi sperimentale, in una ripresa continua di motivi combinati fra loro, in un linguaggio sottilmente rinnovato, aperto alla trasformazione fantastica. Un lavoro capillare, nascosto, ma di grande suggestione per chi sa percepire le segrete sonorità della poesia.


La voce a te dovuta fa parte delle letture sperimentali: invece di leggere sempre libri che penso mi piacciano, questa volta ne ho preso uno che normalmente eviterei. Le biblioteche servono anche a questo.

L’esperimento non è del tutto riuscito, ma poteva andare peggio. Partiamo da ciò che non mi ha convinto: La voce a te dovuta è il frutto del periodo di maturità poetica di Salinas (1933-1938) ed è incentrato sul sentimento d’amore, visto come trampolino per “l’oltre”. L’autore, infatti, considera la realtà imperfetta, da trascendere per andare oltre il tangibile, dove i due amanti, cadute le maschere, si riconosceranno per ciò che sono veramente.

Sì, tutto molto bello, ma io non sono una fan di Platone e del suo idealismo. Quindi tutto questo sospirar d’amanti pronti a ritrovarsi nel mondo delle idee, tutti contenti di amarsi all’ennesima potenza, mi ha lasciato per lo più indifferente – e, dopo un po’, ha iniziato pure ad annoiarmi.

Tuttavia, sono rimasta molto affascinata dalla struttura molto particolare del poema. Si tratta, infatti, di un insieme di poesie tra loro indipendenti, ma unite dal medesimo tema, l’amore, e da strutture parallelistiche, che possono essere veri e propri refrain o corrispondenze più o meno evidenti.

Ora, poiché le singole poesie non sembrano seguire un ordine logico o cronologico, si potrebbe pensare di leggere una qualunque raccolta di poesie; tuttavia, il tema dell’amore e l’inserimento di moduli ricorrenti le rendono a tutti gli effetti parti di un poema. L’effetto finale è quello di una diversità omogenea che ho apprezzato molto.

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