Quest’oggi ho scelto dalla mia Lista di Libri da Leggere (LdLdL, non è carino questo acronimo? Totalmente impronunciabile, ma simpatico) un libro di Grazia Deledda, unica donna italiana vincitrice del premio Nobel per la Letteratura, nel lontano 1926. Posto che, bene o male, tutti abbiamo sentito parlare di Canne al vento o Elias Portolu, vi segnalo invece Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna, un libro interamente dedicato alla cultura sarda, che tanta parte ha nei romanzi di Grazie Deledda e che è quindi necessario conoscere per comprenderli al meglio.

“Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna” è il titolo di uno straordinario lavoro sulla cultura sarda realizzato da Grazia Deledda e pubblicato sulle pagine della “Rivista delle tradizioni popolari italiane” tra la fine del 1893 e il 1895. Un appassionato studio e un’importante raccolta di proverbi, modi di dire, preghiere, etc. in lingua sarda, trascritte e tradotte dalla scrittrice nuorese, cui si accompagna un’ampia descrizione degli usi e dei costumi di Nuoro e della Barbagia.

L’opera
La prima parte è dedicata alla lingua sarda e alla tradizione orale. Si comincia con una descrizione di Nuoro; il secondo capitolo raccoglie i proverbi e i detti popolari; il terzo le locuzioni; il quarto è dedicato ai giuramenti; mentre il quinto è un viaggio nel colorito e fantasioso mondo dei “frastimos” e degli “irrocos”, ovvero delle imprecazioni e delle maledizioni cui la parlata sarda è straordinariamente ricca.

Il sesto capitolo è dedicato alle “battorinas”, le quartine tipiche della poesia popolare nuorese, mentre nel settimo si parla di filastrocche, ninne nanna e “attitidos”. Segue il capitolo dedicato agli indovinelli e quello sui giochi e sui passatempi infantili. Il decimo è una raccolta di nomi e soprannomi tipici di Nuoro, mentre l’undicesimo contiene lo scongiuro di Santu Martine che si recita durante i temporali e che “si usa in segreto, con tutto il gusto misterioso delle cose proibite”.

Sempre a proposito di “cose proibite”, il dodicesimo capitolo è sulle “cose più originali del folklore nuorese”, ovvero sui verbos o berbos “che sono le parole ed i riti misteriosi con cui i contadini e i pastori riescono talvolta a farsi ubbidire dalla natura”.

La seconda parte si occupa di credenze, superstizioni e medicina popolare. Il tredicesimo capitolo è dedicato ai “segni”, con particolare attenzione a quelli che hanno legami con la sorte e il destino, mentre grazie al quattordicesimo capitolo si può avere una conoscenza maggiore delle credenze e delle superstizioni legate al cibo ed agli animali.

Il capitolo numero quindici è dedicato ai fantasmi, alle surtiles (vampiri), alle janas (fate e streghe), ai pundos (mostricciatoli), nonché a tutto ciò che di fantastico e misterioso esiste nella cultura tradizionale nuorese. A cominciare dal rapporto tra i vivi e i morti, passando per i tesori nascosti, e tanto altro ancora.

Il sedici è invece un viaggio nella medicina popolare sarda, dedicato quindi ai rimedi, alle magie e agli incantesimi. Diversi sono i medicamenti proposti dalla Deledda, ma particolare attenzione meritano la medicina per il malocchio e quella per lo spavento, le varie magie, nonché gli influssi malefici provocati dalla maladia de s’istria.

La terza parte è dedicata ai gosos, le laudi religiose, ma non mancano quelle profane e satiriche, come quella di Santu Antoni de Lodè.

La quarta parte si occupa degli usi e dei costumi che contraddistinguono la vita quotidiana a Nuoro e nel circondario: battesimo, spauracchi dei bambini, su candelarju e altri passatempi per capodanno, saluti e auguri, feste, amoreggiamenti e nozze, vivande, costumi e abiti tradizionali, usi funebri, etc.

Annunci