Il 25 Aprile 1953 una breve paginetta sulla prestigiosa rivista «Nature» firmata da James Watson e Francis Crick chiariva definitivamente la struttura a doppia elica del DNA, la sostanza chimica che funge da messaggero della trasmissione genetica. Un passo decisivo per comprendere il funzionamento della molecola che racchiude il segreto della vita; una scoperta che ha posto le basi di nuove discipline come la genetica e la biologia molecolare, divenuti oggi i settori più innovativi della ricerca scientifica. Quindici anni dopo, nel 1968, uno dei due autori di quell’articolo, insigniti nel 1962 del Nobel per la medicina, scandalizzò la comunità scientifica narrando in modo vivace e provocatorio i retroscena dell’avventura intellettuale che aveva portato alla clamorosa scoperta. Per la prima volta il mondo della ricerca scientifica appariva nella sua cruda realtà: pieno di luci e ombre, di simpatie e odi profondi, di rivalità e inganni. A 50 anni dall’evento, «La doppia elica» ripropone lo «scandaloso» testo originale con una rassegna della più interessanti reazioni che suscitò nel mondo scientifico.


La doppia elica è il resoconto dal punto di vista di James Watson della scoperta della struttura a doppia elica del DNA. Si tratta di un libro parecchio controverso, che suscitò polemiche già prima della sua uscita.

Watson, infatti, è stato accusato di un po’ di tutto, dall’essere un dilettante allo sbaraglio all’essere un misogino, dal dare un’idea sbagliata di ricerca scientifica all’essere un ragazzino arrogante. Nella mia edizione, c’è una scelta di recensioni a La doppia elica che danno un’idea del vespaio che scatenò questo libro.

L’idea che mi sono fatta di Watson, senza voler fare la psicologa fai-da-te, è di un uomo privo del filtro cervello-bocca. Io credo che, senza farsi troppi problemi su come sarebbero state accolte certe sue affermazioni, abbia semplicemente riferito ciò che fece e pensò durante la sua ricerca della struttura del DNA. Il che include anche pensieri piuttosto sgradevoli nei confronti di persone che ostacolarono (o almeno questa fu la sua impressione) il suo lavoro.

Fotografia numero 51

Si è detto molto della sfortunata Rosalind Franklin, mancato premio Nobel per i suoi contributi alla scoperta della struttura del DNA. Sua, infatti, è la famosa fotografia numero 51, nella quale era evidente la forma elicoidale del DNA: questa, passata all’insaputa della Franklin nelle mani di Watson e Crick, indirizzò i due ricercatori nella giusta direzione.

Il giovane Watson, però, non rimase favorevolmente colpito dalla Franklin, alla quale, ne La doppia elica, rivolge parole sgradevoli. È difficile non mostrarsi solidali nei confronti di Rosalind: già non facilitata da un carattere riservato, sarà stata costretta a diventare ancora più coriacea per sopravvivere in un ambiente dove il lavoro delle donne era spesso considerato di serie B.

Vorrei, però, spezzare una lancia in favore di Watson che, nell’epilogo, rivaluta in toto la figura della chimica e fisica inglese, chiarendo che la sua prima impressione era stata del tutto errata. A me non è sembrato un ripiego dell’ultimo minuto per rimediare in qualche modo a uno sgarbo fatto a una grande scienziata. Mi è sembrata una rettifica dovuta a una più approfondita conoscenza tra i due, che arrivarono a stimarsi profondamente, come dimostra il carteggio tra loro in merito a nuovi studi e ricerche. Quando si dice di non giudicare le persone dalle apparenze…

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