Buon inizio di settimana, lettori e lettrici! Oggi vi propongo un estratto da un libro che sto rileggendo e che io amo molto, La Libertà di John Stuart Mill. È un saggio brevissimo, ma straordinariamente attuale e ne consiglio la lettura a chiunque.

Abbiamo visto, così, come la libertà di opinione e la libertà di esprimere opinioni siano necessarie al benessere mentale dell’umanità (da cui dipende ogni altro benessere); necessarie per quattro ordini distinti di ragioni, che ora ricapitoleremo sommariamente.

Prima di tutto: se si costringe un’opinione al silenzio, per quanto ne possiamo davvero sapere potrebbe benissimo essere vera. Negarlo, vorrebbe dire presumere di essere infallibili.

Secondo: se anche supponiamo che l’opinione messa a tacere sia un errore, potrà tuttavia contenere una parte di verità, come in genere infatti succede; e siccome l’opinione generale o predominante su qualsiasi argomento non è mai la verità intera, solo confrontando le opinioni avverse avremo la possibilità di scoprire il resto della verità.

Terzo: supponiamo che l’opinione comunemente accettata sia non solo vera, ma sia la verità intera; ebbene, se essa non tollera contestazioni, se anzi non viene effettivamente contestata con tenacia e convinzione, quasi tutti i suoi fautori la condivideranno alla stessa stregua di un pregiudizio, senza comprenderne o percepirne le basi razionali. Non solo: ma inoltre, in quarto luogo, il significato stesso della dottrina rischierà di perdersi o di affievolirsi, e di spogliarsi dei suoi effetti vitali sul carattere e sulla condotta umana: il dogma, infatti, diventa una mera affermazione formale, che ha perso per sempre la sua efficacia ma ingombra tutto lo spazio, impedendo la nascita di qualsiasi convincimento autentico e sincero, fondato sulla ragione o sull’esperienza personale.

Com’è possibile conciliare la difesa dei diritti individuali con il bene e la felicità comuni? In questo testo del 1858, diventato un classico del pensiero liberale, John Stuart Mill risponde alla domanda fondamentale per ogni democrazia. Rileggerlo oggi non risparmia sorprese: la ricchezza delle tesi di Mill poco si accorda con lo stereotipo del liberalismo al quale siamo abituati.
Una concezione liberale dello Stato non è, secondo il filosofo inglese, una naturale ovvietà priva di rischi. Tra i pericoli più gravi vi è quello di una “dittatura della maggioranza”.
Corrado Augias rileva tutta la modernità di questa idea, secondo cui “il dissenso, il conflitto tra diversi punti di vista sono le garanzie alla base di una società aperta”.
Non è sufficiente, quindi, proteggere il singolo dalla tirannia delle istituzioni, bisogna anche cautelare la collettività dalla tirannia dell’opinione dominante, e dalla conseguente tendenza a imporre il senso comune come modello al quale diventa necessario e doveroso conformarsi.
In questo senso le pagine di John Stuart Mill non propongono solamente un modello di Stato al quale la classe politica dovrebbe guardare, ma sono soprattutto una grande e attuale lezione di difesa della libertà che ogni cittadino dovrebbe ascoltare.

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