Qualche anno fa, in una conversazione on line tra lettori, mi è stato consigliato Scritto sul corpo di Jeanette Winterson. La ragazza che l’aveva letto era rimasta così entusiasta da contagiarmi, così l’ho aggiunto alla mia lista. La particolarità di Scritto sul corpo sta nel fatto che, trattandosi della storia di un amore nascente, sappiamo che l’amata è una donna, ma non se l’io narrante sia un uomo, una donna o chissà. È un esercizio di stile, se vogliamo, che mi incuriosisce molto: di questa autrice ho già letto Perché essere felice quando puoi essere normale? (qui la mia recensione) e mi era piaciuto molto, quindi ho delle aspettative piuttosto alte per Scritto sul corpo.

Alla base di Scritto sul corpo c’è una specie di gioco che Jeanette Winterson propone ai lettori, tanto più sorprendente e coinvolgente in quanto applicato a un romanzo d’amore che possiede il ritmo febbrile e coinvolgente di ogni vera passione: mentre di tutti gli altri personaggi sappiamo se si tratta di un uomo o di una donna, l’autrice non ci lascia mai capire a quale sesso appartenga l’io narrante, la voce e il punto di vista attraverso i quali vengono filtrate tutte le vicende e tutte le figure della storia. Di questa passione d’amore bruciante, poetica, profondamente incisa nei sensi e nella mente conosciamo l’oggetto – Louise, una bellissima donna sposata dai capelli color rosso Tiziano – ma non il soggetto, se non tramite rari indizi sparsi qua e là, troppo incerti per ricavarne una conferma definitiva. Attraverso una scrittura appassionata, ironica, scandita con ritmi inusuali, il lettore si troverà così a esplorare emozioni e sentimenti con un’ottica e con una partecipazione diverse, in un lungo e lento viaggio nelle profondità e negli enigmi dell’erotismo e del desiderio.

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