Un cadavere decapitato, un’ascia insanguinata e un’ammissione sconcertante: “Sono stata io. Non me ne pento”. Questi gli elementi dell’omicidio di William Teys, un contadino di Keldale, nello Yorkshire, e tutti puntano verso la figlia di Teys, Roberta, una ragazza introversa e complessata che, dopo essersi dichiarata colpevole, si è chiusa in un silenzio impenetrabile. Eppure nessuno può credere a un’apparente verità così mostruosa e inquietante, tanto che padre Hart, il parroco della comunità, si reca a Londra per chiedere a Scotland Yard che venga fatta piena luce sul delitto. Una richiesta insolita, che tuttavia il commissario capo accoglie volentieri perché è l’occasione che aspettava per mettere alla prova una coppia di investigatori del tutto inedita: l’ispettore Lynley e il sergente Barbara Havers…


E liberaci dal padre appartiene a quei libri dei quali ho sempre sentito parlar bene e che prima o poi mi ripromettevo di affrontare (salvo poi pentirmi di non averlo fatto prima).

Elizabeth George ha creato due protagonisti capaci di attrarre l’attenzione del lettore come pochi, sebbene per motivi diversi. L’ispettore Lynley è un gentiluomo pieno di grazia e fascino, ma l’inferno gli scorre nelle vene. Parte del suo tormento viene rivelato in E liberaci dal padre, ma ho l’impressione che l’autrice abbia appena scalfito la superficie. Vedremo.

La sergente Havers, invece, è una tipa difficilmente gestibile che ce l’ha con il mondo intero. Sembra un mastino rabbioso, ma in realtà è solo alla ricerca di qualcuno che la tratti bene e riconosca la brava sergente che si cela dietro al virago. Anche lei ha alle spalle un passato ingombrante e un presente scalcagnato, ma non è brava come Lynley a mantenere le apparenze.

Immaginate un po’ due tipi così agli antipodi a indagare su un omicidio piuttosto efferato nelle campagne dello Yorkshire. Aggiungeteci che entrambi saranno costretti a fronteggiare i loro demoni. Come ciliegina sulla torta, cito la straordinaria capacità di Elizabeth George di caratterizzare i suoi personaggi mostrandoceli all’opera, senza sommergerci di dettagli fin da subito. E, infatti, mi ha messo una gran curiosità addosso, mannaggia a lei!

Il giallo, poi, è sviluppato in maniera superba. Anche qui, ogni personaggio coinvolto ha la sua ben precisa psicologia e il finale mi ha davvero toccato il cuore (oltre a ricordarmi uno dei tanti motivi per i quali sono agnostica, ma va be’…).

4 stars smaller

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