Nell’etereo mondo onirico, ci sono eroi che combattono per proteggere i sognatori e demoni che li considerano prede. Arik è un predatore, condannato dagli dèi a vivere un’eternità senza emozioni e a provarle solo nei sogni degli altri. Sogni vividi come quelli della giovane dottoressa Kafieri, che ha visto suo padre rovinare la propria carriera di studioso pur di provare che Atlantide è esistita davvero. Sul letto di morte gli ha promesso di riscattare la sua reputazione, ed è partita per la Grecia con l’obiettivo di dimostrare una volta per tutte che l’isola della leggenda era proprio lì dove suo padre sosteneva che fosse. Ma fallimenti e sfortuna l’accompagnano a ogni passo. Specialmente dopo l’incontro con uno sconosciuto che le sembra di aver già visto tante volte… nei suoi sogni! Lui è Arik, che in cambio di due settimane da umano, ha promesso agli dèi l’anima della giovane dottoressa. Ma sta per scoprire che lei rappresenta tutto ciò per cui ha voluto diventare umano…


La recensione in quattro parole? Buttate tutto tranne Solin. Ora, visto che ho aperto un blog, vediamo di argomentare un po’ (prima che questo romanzo svanisca per sempre dalla mia mente).

Il sogno della notte è l’undicesimo volume ambientato nel mondo dei Dark Hunter, ma è il primo per quanto riguarda i Dream Hunter, dei tizi che girellano tra i sogni di uomini e dei (i dettagli me li sono già dimenticata, chiedo venia).

Il romanzo ha come protagonista maschile Arik, che spero sia il Dream Hunter più noioso del pantheon di Sherrilyn Kenyon, così almeno l’abbiamo già archiviato e possiamo andare avanti in tutta tranquillità. Arik passa con nonchalance dall’essere un cretino totale nella prima parte del libro all’essere un damigello in pericolo nella seconda.

La protagonista femminile si chiama Geary ed è così evanescente da adattare la sua personalità a qualunque esigenza di trama. C’è bisogno della donna forte e ca***ta? Eccola lì. Ora si passa alla donna querula? La troviamo in prima fila. Francamente, non saprei dirvi che tipo di donna è Geary: un esempio di schizofrenia letteraria involontaria, probabilmente.

L’unico che si salva (e che ha salvato me dalla noia totale) è Solin, semidio in rotta col mondo intero, ma che si trova suo malgrado invischiato con i problemi di Arik e Geary. Un po’ stro****to, un po’ divertente, mi è sembrato in linea con i vecchi personaggi della Kenyon, che in questi ultimi volumi della serie mi sono mancati.

2 stars smaller

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