La storia di un uomo che forse non ha letto tutti i libri, ma che tutti li conosce. Il sovrano di un mondo parallelo – un mondo di carta.


Il nome di Stefan Zweig si è affacciato alla mia mente grazie a Grand Budapest Hotel, film diretto da Wes Anderson e che trae ispirazione proprio dalle opere di questo scrittore. Se non avete visto Grand Budapest Hotel, vi consiglio di farlo: è un film molto bello (vi lascio il trailer).

Mendel dei libri è il primo libro che leggo di Stefan Zweig: si tratta di una storia brevissima, appena cinquanta pagine, ma sufficientemente lunga affinché l’autore ci trasmetta il suo messaggio in maniera compiuta.

Il topo di biblioteca, Karl Spitzweg

Jakob Mendel è l’eroe di un mondo che ormai non esiste più (o forse non è mai esistito). È un bibliofilo che vive unicamente per i libri e per coloro che si rivolgono a lui in cerca di un consiglio. È in grado di reperire qualunque libro si stia cercando e di snocciolare agilmente tutti i titoli di libri riguardanti un certo argomento. Un archivio umano al servizio di lettori e studenti, sempre disponibile ed entusiasta.

Purtroppo, però, nella vita di Mendel irrompe la guerra, con il suo carico d’odio e di stupidità. Mai come in questo libriccino si percepisce la guerra come un’onda nera capace di distruggere qualunque cosa, senza discernimento, senza curarsi della bellezza, della poesia, di tutto ciò che di bello e di buono è in grado di fare l’essere umano.

E dopo la guerra? Il mondo è irrimediabilmente cambiato e, da questo punto di vista, Mendel dei libri mi ha ricordato moltissimo La donna giusta di Sándor Márai (qui la mia recensione) e la figura di Làzàr. Questo nuovo mondo postbellico è pieno di persone dedite agli affari e distratte nei confronti di qualunque cosa esuli dalle entrate e dalle uscite. Quale posto potrà mai avere un Mendel dei libri in un mondo così?

4 stars smaller

Advertisements