Un giorno felice della mia vita ho deciso di acquistare Medea di Christa Wolf (qui la mia recensione) e di leggerlo immediatamente. E’ stato amore a prima lettura. Entusiasta quindi per l’ottima scelta, sono tornata in libreria e ho comprato pure Cassandra, sempre della stessa autrice. Non so perché, però, ancora giaccia non letto nella mia libreria.

Cassandra, la figlia veggente di Ecuba e Priamo, attende la morte per mano dei Greci vincitori alle soglie della fortezza di Micene. Davanti ai suoi occhi scorrono intrecciate la sua storia e quella della città di Troia. L’amore per Enea e la rottura con la famiglia che, accecata dall’andamento della guerra, non riesce a vedere con gli occhi di Cassandra. La vita nelle comunità femminili sulle rive del fiume Scamandro e la distruzione e la rovina della sua città. Un romanzo che dà una visione diversa da quella omerica classica recuperando lo sguardo e la voce della sacerdotessa troiana per darci il resoconto della liberazione femminile e del bisogno di pace.

Sul retro del libro, sono riportate le parole di Christa Wolf riguardo al libro e ve le riporto qui.

“Sentivo Cassandra come una figura molto significativa per il nostro tempo. Durante un viaggio in Grecia ho visto Micene, ho vissuto con tutti i sensi il paesaggio che era stato di Cassandra.

Mi ha interessato cogliere il punto cruciale, alla nascita della nostra cultura, in cui è cominciata quell’alienazione che adesso ci porta vicini all’autodistruzione.

Mi ha interessato il momento in cui, con l’avvento della società patriarcale e gerarchica, l’espressione letteraria femminile sparisce per millenni”.

Devo davvero decidermi a smaltire qualche libro che ho a casa, invece di svaligiare ogni mese la biblioteca…

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