«Pubblicato nel 1813, Orgoglio e pregiudizio è l’opera più popolare della Austen, la più perfetta per equilibrio di struttura narrativa e smalto di stile», scrive Attilio Bertolucci nell’introduzione.
«Intorno al personaggio di Elizabeth, bella senza essere bellissima, intelligente e ferma senza essere dura, viene fuori nella sua verità l’Inghilterra di prima della rivoluzione industriale, col verde dei suoi boschi, col fango delle sue stagioni autunnali, col rosso delle sue uniformi militari».


Mi sentivo un pesce fuori d’acqua a non aver ancora letto Orgoglio e pregiudizio: ho notato che, nelle conversazioni tra lettrici (un po’ meno tra lettori), spunta fuori con una certa frequenza. Darcy di qua, Elizabeth di là: mi sono decisa a colmare la lacuna, così so almeno di cosa si parla.

Non aspettatevi una recensione entusiasta sul grande amore tra Darcy ed Elizabeth e sulle varie vicissitudini delle sorelle Bennett perché non mi hanno appassionato per niente (che è un modo elegante per dire che ho rischiato varie volte di addormentarmi con il Kindle in mano).

Tutto quel parlare di balli, di chi ha ballato con chi e quante volte, di quanto spesso uno scapolo ha parlato con la tale dama, oppure di quante volte o quanto a lungo l’ha guardata ha messo a dura prova la mia pazienza. Ho una soglia di sopportazione a certe discussioni già bassa nella vita reale, figuriamoci se devo sorbirmele pure in inchiostro elettronico.

Quello che, invece, ho davvero apprezzato, ed è il motivo delle tre stelle da me assegnate al romanzo, è stata l’ironia dell’autrice che colpisce con intelligenza ed eleganza diversi personaggi e diverse consuetudini tipiche della sua epoca. Una delle scene che ricordo con maggior piacere è quella della proposta di matrimonio di Mr Collins: mi ha fatto davvero sganasciare dalle risate, sebbene al divertimento si unisca un pizzico di inquietudine al pensiero dell’esistenza di simili individui.

Non so se leggerò altri romanzi della Austen: sono rimasta abbastanza traumatizzata dalla faccenda dei balli e degli scapoli d’oro… anche se comprendo che, trattandosi di un romanzo incentrato sull’universo femminile a cavallo tra Sette e Ottocento, non poteva trattare di donne emancipate. A quanto ne so, la stessa Jane Austen si trovò vittima delle convenzioni sociali in merito di matrimoni e, soprattutto, patrimoni. Stupidi usi e costumi.

3 stars smaller

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