Questa settimana non posso non proporvi una citazione tratta da L’assassino di corte di Robin Hobb, secondo volume della Trilogia dei Lungavista. L’ho finito ieri e ne ho adorato ogni pagina.

“Non tutti gli uomini sono destinati alla grandezza” gli ricordai.

“Ne sei sicuro, Fitz? Ne sei sicuro? A che serve una vita vissuta come se non facesse nessuna differenza per la grande vita del mondo? Non riesco a immaginare una cosa più triste. Perché una madre non dovrebbe dire a se stessa: se allevo bene questa bambina, se la amo e mi curo di lei, vivrà una vita che porterà gioia a chi le sta attorno, e così avrò cambiato il mondo? Perché il contadino che pianta un seme non dovrebbe dire al suo vicino: il seme che ho piantato oggi nutrirà qualcuno, ed è così che oggi cambio il mondo?”

“Questa è filosofia, Matto. Non ho mai avuto tempo di studiare cose simili.”

“No, Fitz, questa è la vita. E nessuno ha tempo di non considerare tali cose. Ogni creatura al mondo dovrebbe pensarci, per ogni momento in cui il suo cuore batte. Altrimenti, che ragione c’è di alzarsi ogni giorno?”

“Matto, questo va al di là di me” dichiarai a disagio.

«Sperai di non diventare troppo abile nel mentire a me stesso. Era un lusso che un assassino non poteva permettersi…». Il bastardo reale sta crescendo. Fitz ormai non è più un ragazzino inesperto: gli si legge in volto il sangue del padre. È sopravvissuto alla sua prima pericolosa missione come assassino del re eppure, sofferente e amareggiato, sogna di rompere la promessa fatta a re Sagace, rimanendo nel lontano Regno delle Montagne. Ma l’amore mai dimenticato per Molly e la visione di eventi tragici lo riconducono alla corte di Castelcervo, fra i mortali intrighi della famiglia reale dei Lungavista…

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