La rivalsa dei pensionati. Da un cassonetto dell’immondizia in un parcheggio periferico, sporge il cadavere di una ragazza giovanissima. Siamo in un paese della costa intorno a Livorno, l’immaginaria Pineta, “diventata località balneare di moda a tutti gli effetti, e quindi la Pro Loco sta inesorabilmente estinguendo le categorie dei vecchietti rivoltandogli contro l’architettura del paese: dove c’era il bar con le bocce hanno messo un discopub all’aperto, in pineta al posto del parco giochi per i nipoti si è materializzata una palestra da body-building all’aperto, e non si trova più una panchina, solo rastrelliere per le moto”. L’omicidio ha l’ovvio aspetto di un brutto affare tra droga e sesso, anche a causa della licenziosa condotta che teneva la vittima, viziata figlia di buona famiglia. E i sospetti cadono su due amici della ragazzina nel giro delle discoteche. Ma caso vuole che, per amor di maldicenza e per ammazzare il tempo, sul delitto cominci a chiacchierare, discutere, contendere, litigare e infine indagare il gruppo dei vecchietti del BarLume e il suo barista. In realtà è quest’ultimo il vero svogliato investigatore. I pensionati fanno da apparato all’indagine, la discutono, la spogliano, la raffinano, passandola a un comico setaccio di irriverenze. Sicché, sotto all’intrigo giallo, spunta la vita di una provincia ricca, civile, dai modi spicci e dallo spirito iperbolico, che sopravvive testarda alla devastazione del consumismo turistico modellato dalla televisione.


La briscola in cinque vorrebbe essere un giallo, ma si ritrova ad essere un romanzetto pieno di macchiette prese in prestito dalla solita provincia italiana: pensionati spiaggiati in un bar, una cameriera pettoruta, un barista sagace, un commissario tardo ma borioso.

Dato che il delitto di una povera ragazza diventa il pretesto per parlare (e spettegolare) di un certo tipo di ambiente, neanche vi dico che non sembra ci sia di mezzo una morta. Il romanzo potrebbe parlare anche di un cane abbandonato lungo la strada o dell’ultimo libro di Fabio Volo: sarebbe lo stesso. Visto che, però, il pettegolezzo sguazza bene nei fatti di sangue, Malvaldi ha pensato bene di far ritrovare al barista sagace un cadavere in un cassonetto.

Nella prima metà del romanzo mi sono annoiata abbastanza, senza che neanche la parlata toscana riuscisse a risvegliarmi dal torpore. L’ultima parte è più coinvolgente, forse anche perché La briscola in cinque soffre un po’ nell’essere il primo libro di una serie che deve introdurre i suoi personaggi.

Non so se leggerò altri libri di Malvaldi (o di questa serie): penso che, se non saprò cosa fare per qualche ora della mia vita, potrò anche provare Il gioco delle tre carte.

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