«La compattezza della Ballata, la rigorosa unità della misura, si identificano fondamentalmente con la inventività e l’equilibrio del linguaggio. Dimensione popolare (se pure con qualche concessione al termine arcaicizzante) significa qui sblocco di un chiuso linguaggio e liquidazione di una retorica sedimentata: un grande passo innanzi verso la poesia contemporanea. Da questo punto di vista si spiega l’interesse di Fenoglio nei confronti della Ballata, un interesse tale da indurlo a ritentare egli stesso l’esperimento in una lingua che assai più dell’inglese ha stentato è stenta a liberarsi di strettoie ostinatamente radicate; di trasferirlo in un contesto culturale nel quale la nozione di lirica sembrava a lui, così poco legato a scuole e tendenze, ancora soffocante».


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“The Albatross” di Gustave Doré

Probabilmente conoscerete già La ballata del vecchio marinaio: almeno per sentito dire, se anche non l’avete letta. Deriva, infatti, da un commento di Coleridge a La ballata del vecchio marinaio la famosa espressione willing suspension of disbelief, una volontaria sospensione dell’incredulità che permette al lettore di accettare l’elemento soprannaturale di un’opera.

A dispetto della fama del poemetto, però, forse non sapete che è stato fonte di ispirazione per numerosi artisti, da Gustave Doré agli Iron Maiden, da Charles Baudelaire a Carl Barks. Dato che non ho né le conoscenze né le competenze per elencarvi tutto ciò che La ballata del vecchio marinaio ha ispirato, in questa recensione, ve ne darò un assaggio musicale.

Intanto, se volete farvi leggere questo poemetto, vi consiglio di seguire la versione di Richard Burton, David Moore, Ralph Richardson e John Neville.

Per quanto riguarda le canzoni ispirate a La ballata del vecchio marinaio, vi consiglio S.S dei naufraghi di Vinicio Capossela.

Poi aggiungo Albatross dei Wild Beasts.

E finisco con Rebels of the Sacred Heart dei Flogging Molly.

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