Inviando nel 1555 a Giorgio Vasari due liriche di forte ispirazione spirituale, Michelangelo scrive al più giovane amico una lettera in cui chiarisce con semplicità ed efficacia la sua condizione: “Messer Giorgio, io vi mando dua sonecti; e benché sien cosa scioca, il fo perché veggiate dov’io tengo i mie pensieri”. Saranno sicuramente “cosa scioca” quei due sonetti, eppure nella definizione si avverte come una nota nostalgica, si coglie l’atteggiamento di un uomo che alla poesia ha dedicato tanta parte della sua straordinaria esistenza e che nelle sue liriche ha saputo comunicare con ruvida potenza espressiva la sostanza di un’esperienza individuale e universale profondamente segnata dalla passione e dall’inquietudine spirituale.


In un attacco di reminiscenza liceale, mi è venuta voglia di leggere la raccolta delle Rime di Michelangelo. Devo dire di essere piuttosto arrugginita con l’italiano del Cinquecento e l’essere sgrammaticato di Michelangelo non ha certo aiutato (ma le 113 pagine di note, sì).

In generale, mi sono piaciute. Ho avuto dei seri problemi solo sui componimenti prettamente moralistici, più per colpa mia che del povero Michelangelo che, ormai vecchio e prossimo alla morte, temeva per la salvezza della sua anima (e forse ne aveva ben donde… pare fosse piuttosto fumìno e avaro…).

Due parole sull’edizione che ho sottomano. Si tratta di un volume del 1954 che ha il grande difetto di essere troppo vecchia per prendere in considerazione la presunta omosessualità di Michelangelo. O meglio, fa di tutto per stornare dall’artista ogni possibile dubbio. Nella nota all’edizione, infatti, il curatore G.R. Ceriello afferma:

“E anche se talora questo amore [per Tommaso de’ Cavalieri] assume accenti morbosi, è sempre un vagheggiamento intenso di un artista che idoleggia la bellezza nella grazia efebica, in cui più armoniosa e universale essa appare.”

Anche nelle note, ci verrà ribadito senza alcun dubbio che i rapporti tra Michelangelo e gli uomini ai quali ha dedicato dei componimenti sono stati assolutamente platonici. Il che è perfettamente plausibile, visto che platonici sono stati anche i suoi rapporti con Vittoria Colonna, la donna alla quale Michelangelo ha dedicato molti componimenti, ma ciò non toglie che potesse essere omosessuale (o bisessuale, per quel che ne sappiamo). Nell’analizzare le poesie, poi, bisogna anche tener conto dei vari topoi letterari utilizzati da Michelangelo, che amava molto Dante e Petrarca e trasse molte immagini dalle loro opere.

Ho quindi proprio sentito la mancanza di un approccio più moderno alla questione e, se volete leggervi le Rime, vi consiglio di procurarvi un’edizione più recente.

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