Un misterioso monolito, un’astronave diretta verso Saturno e un calcolatore di inconcepibile capacità… A questo soggetto s’ispirò Stanley Kubrick per uno dei più spettacolari film del secolo.


Ho letto il libro. Ho visto il film. Mi dispiace, Clarke, ma Kubrick mi ha tenuta incollata allo schermo come tu non sei riuscito a fare con il romanzo. 2001: Odissea nello spazio è uno dei pochi casi nei quali, a parer mio, il film è migliore del romanzo. E questo nonostante Clarke e Kubrick abbiano lavorato di pari passo: infatti, Kubrick si rivolse a Clarke perché voleva realizzare un film sull’uomo del futuro (in estrema sintesi). Quindi, romanzo e film, idee di Clarke e idee di Kubrick si sono mischiate fino a dare come risultato uno dei capisaldi della letteratura e del cinema.

Le differenze tra romanzo e film sono diverse: probabilmente, quella più rilevante riguarda il finale, che i critici ritengono più aperto nel film (ma Clarke era un tipo scientificamente rigoroso e voleva che il finale seguisse le leggi della logica, alle quali Kubrick, che voleva colpire l’emotività del pubblico, non era così interessato).

Per quanto riguarda la mia esperienza di lettura di 2001: Odissea nello spazio, ho trovato diverse parti eccessivamente tecniche e poco scorrevoli: mio malgrado, mi sono annoiata parecchio quando Clarke descrive nei minimi dettagli la composizione dei pianeti o la navicella spaziale. Inutile dirvi quanto la resa cinematografica di questi dettagli sia più godibile.

In generale, ho trovato il film anche più stimolante del romanzo: nonostante tratti dello stesso soggetto, la pellicola mi ha spinto a farmi molte più domande di quanto non abbia fatto il libro. Il che è pazzesco se si pensa che gran parte del film è costituito da immagini e musica (il primo dialogo inizia intorno al ventesimo minuto). Bisogna essere davvero molto, molto bravi per mantenere vivo l’interesse.

E il punto, alla fine, penso che sia proprio questo: se Clarke ha prestato all’opera la sua competenza in merito di fantascienza, Kubrick ci ha messo il genio, il carico da undici che ha reso 2001: Odissea nello spazio così visionario. È stato Kubrick a spingere Clarke oltre ogni limite immaginifico, verso l’infinito e oltre, come direbbe Buzz Lightyear.

Concludo dicendo che, tuttavia, sono soddisfatta di aver letto prima il libro, per poi vedere il film. Se avessi fatto il contrario, forse non sarei riuscita a godermi a pieno la visione (leggi: non ci avrei capito una mazza).

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