Da quando è nato, A si risveglia ogni giorno in un corpo diverso. Per ventiquattr’ore abita il corpo di un suo coetaneo, che poi è costretto ad abbandonare quando il giorno finisce. Affezionarsi alle esistenze che sfiora è un lusso che non può permettersi, influenzarle un peccato di cui non vuole macchiarsi. Quando però conosce Rhiannon: chiudere, gli occhi e riprendere il cammino da nomade è impossibile: per la prima volta innamorato, A cerca di stabilire un contatto, di spiegare la sua maledizione, fino a convincere Rhiannon che è tutto vero, che quello che ogni giorno si presenta da lei è la stessa persona, anche se in un corpo diverso. Rhiannon s’innamora a sua volta dell’anima di A, ma dimenticare il suo involucro è difficile, e pian piano la relazione con i mille volti di A si fa più delicata di un vetro sottile. Nel disperato tentativo di non perderla, A tradisce le sue regole, inizia a lasciare nelle esistenze quotidiane tracce e strascichi del suo passaggio, e qualcuno se ne accorge…


Confesso di aver iniziato Ogni giorno quasi convinta che mi sarei ritrovata tra le mani il solito, patetico Young Adult (è quel quasi a fregarmi ogni volta!). Stavolta, però, devo dire di non essermi pentita per avergli dato una chance. Certo, non mi sto strappando i capelli dalla gioia di averlo letto e per essere stata piantata in asso sul più bello alla fine, ma l’ho trovata una lettura piacevole.

Ogni giorno parla della bizzarra vita di A, che ogni mattina si sveglia non nel suo corpo, ma in quello di un coetaneo qualunque. Questa singolarità permette all’autore di parlare di varie tematiche, la maggior parte delle quali ruota attorno alla diversità e al modo in cui viene percepita. Essendo stato ospite di molti corpi e molte vite, A non ci mette molto ad informarci che le uguaglianze sono più delle differenze.

È un romanzo che può offrire molti spunti di riflessione, soprattutto ai giovani adulti, senza annoiare troppo, dato che la storia scorre piacevolmente. L’unico neo, a mio avviso, è stata la parte finale, dove fa capolino la parte oscura degli YA, cioè quella parte in cui vorresti urlare, scaraventare libro/e-reader dalla finestra e andare a casa dell’autore a spiegargli due o tre cosette. Tuttavia, siccome ha fatto solo capolino, posso dire di non esserne rimasta influenzata troppo negativamente.

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