Alla fine dell’Ottocento un uomo parte da una città del Sud, una Sapri ancora fresca delle utopie e delle ferite del Risorgimento, per raggiungere Colle, un paesino toscano. È il Maestro, giovane anarchico che, in questo luogo insieme reale e fiabesco, decide di unire la propria vita a quella della vedova Bartoli.
Dal loro amore nascono Ideale, Mikhail, Libertà e Cafiero: figli dai nomi carichi di speranza che dal padre, costretto all’esilio, erediteranno i sogni e la fede nell’utopia. A Colle vivono anche i Bertorelli, ricchi commercianti di maiali che da generazioni si chiamano come gli eroi omerici: Ulisse, Achille, Euridice, Elena. Due famiglie che si uniscono quando la dolce e saggia Annina si innamora di Cafiero…
Dagli ultimi anni dell’Ottocento alla fine del secondo conflitto mondiale, le vite dei protagonisti, i loro amori, le nascite, i sogni, i tradimenti e le riconciliazioni si intrecciano alle trasformazioni imposte dal progresso, dalle guerre, dalle lotte sociali. Un romanzo – premiato con lo Strega – che ha il profumo dei racconti ascoltati attorno al fuoco nelle sere d’inverno, il profumo di un tempo che fu e di cui noi siamo i figli.


Il dolore perfetto, Premio Strega 2004, parla di due famiglie alle prese con le proprie vite capricciose: queste, infatti, non vanno come avrebbero dovuto – o, perlomeno, come i loro possessori si erano immaginati.

La ricca famiglia dell’Ulisse e la modesta famiglia del Maestro sembrano proprio destinate a non incrociarsi mai, non solo per la differenza di ceto, ma anche, e forse soprattutto, per la differenza di valori. L’Ulisse, infatti, è un uomo concreto e materiale (sceglie sua moglie come sceglierebbe una scrofa), mentre il Maestro è una figura allo stesso tempo piena di ideali e idealizzata (basti pensare al fatto che viene sempre chiamato con il suo titolo e mai per nome).

Entrambi subiranno enormi delusioni: l’Ulisse si renderà conto di aver scelto male la sua sposa. Nel cercare la perfezione fisica di una donna buona a fare figli e docili, si è ritrovato con una moglie persa in un mondo di fiaba. Il Maestro, dal canto suo, vedrà i suoi ideali sporcati nel fango del mondo e sarà incapace di accettarlo.

Ed è proprio questo, per Riccarelli, il dolore perfetto: l’impossibilità di riconciliazione tra gli ideali e la vita quotidiana, una dicotomia che ogni volta strazia i personaggi che si trovano a viverla. Eppure, non si può fare a meno di provare questo dolore così grande, così perfetto, perché è parte della vita stessa. Sarà l’Annina, figlia dell’Ulisse e sposa del figlio del Maestro, a cogliere l’importanza del dolore perfetto, in punto di morte, lei che con la sua figura così forte ci accompagna per gran parte del romanzo.

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