La vicenda di questo libro può apparire lieta all’inizio, con i ragazzi Baudelaire in compagnia di alcuni rettili molto interessanti e di uno zio svampito, ma non lasciatevi ingannare. Se avete sentito parlare degli sfortunati ragazzi Baudelaire, sapete già che anche eventi gradevoli possono condurre sulla via della sventura. Infatti, nelle pagine seguenti i ragazzi si imbattono in un incidente d’auto, un tanfo acre e pesante, un serpente letale, un lungo coltello, una grande lampada a stelo in ottone e la ricomparsa di una persona che speravano di non rivedere mai più.


In questo secondo volume della serie, ho avuto modo di apprezzare il modo in cui Lemony Snicket delinea la difficoltà di incontro tra due mondi: quello dei bambini e quello degli adulti.

Quell’affermazione che si sente tanto spesso, “non bisogna dimenticarsi di esser stati bambini”, non è poi così banale. Soprattutto se i bambini si accorgono di qualcosa che noi siamo troppo distratti per notare.

Il signor Poe non è cattivo, ma è così pieno di buone intenzioni da non accorgersi in quale direzione dovrebbe indirizzare i suoi sforzi (una sorta di donna Prassede in pantaloni). I tre orfani Baudelaire, invece, si accorgono subito che il Conte Olaf è riuscito a entrare di nuovo nelle loro vite: i bambini hanno una chiara e netta differenza tra Bene e Male.

Violet, Klaus e Sunny avranno dunque un bel daffare per convincere gli adulti del travestimento del Conte Olaf e dovranno trovare delle prove per essere creduti: per fortuna, sono tutti e tre ben determinati e pieni di risorse!

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