Calliope, detta Callie, poi Cal, una rara specie di ermafrodito, ha vissuto i primi quattordici anni della sua vita come bambina, senza che nessuno si accorgesse della sua anomalia, fino a quando l’arrivo della pubertà l’ha sottoposta (sottoposto) a inevitabili trasformazioni. E adesso, uomo adulto, vuole scoprire le origini della mutazione genetica responsabile di questa sua “eccentricità biologica”, e per farlo ripercorre l’intensa, drammatica e a sua volta alquanto “eccentrica” storia della famiglia Stephanides.


Dire che avevo alte aspettative per questo romanzo è riduttivo. Avevo aspettative colossali per Middlesex, e non è stato nemmeno perché avevo letto recensioni entusiaste. Mi sembrava semplicemente un libro con tutte le carte in regola per piacermi da impazzire.

Forse non è neanche corretto da parte mia affermare che “avevo alte aspettative”: sarebbe più corretto dire che mi aspettavo un romanzo particolare, diverso dalla solita saga familiare. Invece, quella che mi sono trovata a leggere è esattamente una tipica storia lunga tre generazioni. Così tipica da non essere riuscita a colpirmi in maniera particolare.

Complice di questa scarsa incisività credo sia stato anche il modo in cui l’autore affronta l’ermafroditismo del protagonista. Lungo tutto il romanzo, Eugenides ci prepara al grande momento in cui Calliope passerà dall’essere una ragazza ad essere un ragazzo: quando, però, il momento arriva, questo non fa presa sulla mente del lettore e scivola via.

Per quanto mi riguarda, ho sentito la mancanza di una maggiore introspezione: da quando Calliope diventa Cal, Middlesex diventa una serie di eventi che portano velocemente alla fine del romanzo e l’ermafroditismo del protagonista sembra diventare un orpello alla storia invece del cardine intorno al quale l’intero romanzo è stato scritto.

3 stars smaller

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