Greg Gaines is the last master of high school espionage, able to disappear at will into any social environment. He has only one friend, Earl, and together they spend their time making movies, their own incomprehensible versions of Coppola and Herzog cult classics.
Until Greg’s mother forces him to rekindle his childhood friendship with Rachel.
Rachel has been diagnosed with leukemia—-cue extreme adolescent awkwardness—-but a parental mandate has been issued and must be obeyed. When Rachel stops treatment, Greg and Earl decide the thing to do is to make a film for her, which turns into the Worst Film Ever Made and becomes a turning point in each of their lives.
And all at once Greg must abandon invisibility and stand in the spotlight.


Attenzione: la recensione potrebbe non essere gentile.

Ma cos’è questa roba? è la domanda più frequente che mi rimbalzava nella testa durante la lettura di Me and Earl and the Dying Girl. Sappiate che in duecentonovantacinque pagine non sono riuscita a darmi una risposta. Dubito anche che sia un romanzo: sembra più un insieme di farneticazioni sparse.

La cosa positiva è: l’autore è consapevole della porcheria che ha scritto. Il protagonista – si tratta di una… cosa… scritta in prima persona – ci ripete in continuazione che non sa cosa stia scrivendo, che è tutta una schifezza e variazioni sul tema. Ora mi chiedo: perché hai dovuto renderci partecipi della tua scrittura allo stato brado? Ci sono alcune ipotesi.

  1. La fame è brutta.
  2. Si tratta di un messaggio in codice, la cui chiave di lettura è stata smarrita nella Fossa delle Marianne.
  3. È solo un espediente letterario: l’autore non pensava davvero di scrivere una schifezza.

L’ipotesi che sia un espediente letterario non regge: il… la cosa è talmente povera su qualunque fronte che l’ipotesi decade. Infatti, la trama, semplicemente, non esiste – e se c’è è molto, molto lontana. Me and Earl and the Dying Girl intende per trama una serie di gag che hanno a che fare con le persone nominate nel titolo, cioè il protagonista, il suo migliore amico Earl e la ragazza morente Rachel.

Poi chiamarle gag dà l’impressione che siano divertenti. Forse lo sarebbero state un secolo fa, quando ancora erano inedite. L’assunzione inconsapevole di droga e conseguente figure di cacca? Genitori e insegnati che capiscono fischi quando tu intendi dire fiaschi? Ragazzi, questa è proprio l’avanguardia della comicità – di cento anni fa.

Vogliamo parlare dello stile? Ehm… quale stile? Sì, sì, è un romanzo per adolescenti, ma perché devono sempre parlare così male? Credo che se avessi letto ancora una volta la parola suck, avrei vomitato. Per non parlare del quantitativo spropositato di f*ck che Earl è in grado di inserire in un discorso. Neanche mio fratello, che non è un adolescente azzimato, ne sarebbe capace.

Ora in tutto questo, speravo che almeno il messaggio, il senso di questo accozzamento di parole lo rendesse degno del mio tempo perso. Mah. Letta l’ultima pagina, mi è sembrata una predica moralista al contrario. Di solito leggiamo di scene di persone malate costruite ad hoc per farci scendere la lacrimuccia? Bene, Jesse Andrews ci fa leggere di scene che fanno scendere qualcos’altro, con tanto di discorsetto finale sul senso della vita (c’era qualcosa del genere nascosto dietro a tutti quei f*ck).

1 star

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