In uno sperduto villaggio del profondo Sud degli Stati Uniti, Miss Amelia, una donna matura e indipendente, si guadagna da vivere con la sua bottega, ma soprattutto producendo e vendendo liquore di contrabbando. La sua esistenza cambia all’improvviso con l’arrivo del cugino Lymon, un nano capace di ingraziarsi l’intero paese, e di convincere Amelia a trasformare la bottega in uno scalcinato caffè, punto di ritrovo per la comunità. La felicità di Amelia è però a breve durata, perché il ritorno dell’ex marito, cacciato di casa la prima notte di nozze per ragioni mai chiarite, innesca una spirale di conflitti e violenze che cambierà la vita della donna e dello stesso villaggio.


Dopo aver finito questo libro, mi pongo ancora una domanda: perché la casa editrice ha cassato quel “and other stories” che compariva nel titolo originale? Aveva forse paura che il lettore italiano capisse che si tratta di una raccolta di storia brevi? Misteri dell’editoria italiana.

Detto questo, l’ho trovata una raccolta di storie sorprendentemente puntuale nel descrivere l’animo umano quando perde qualcosa a cui teneva. Tutti i racconti, infatti, ruotano intorno alla perdita di qualcosa (o di qualcuno): la sensibilità della McCullers mi ha davvero colpita molto, aveva una capacità straordinaria nel tratteggiare persone e situazioni.

In alcuni racconti, colpisce il realismo crudo (come in Dilemma domestico), mentre il altri il gotico del sud ha la prevalenza e compaiono personaggi strampalati (come in La ballata del caffè triste, il racconto più lungo che dà il titolo alla raccolta).

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