Atticus O’Sullivan, l’ultimo dei druidi, risponde ‘ventuno’ quando gli chiedono l’età, ma non sono anni, sono secoli. A Tempe, in Arizona, nessuno ha motivo di approfondire: tutti credono al giovanotto irlandese con il braccio tatuato che gestisce tranquillamente la sua libreria dell’occulto. Nessuno sospetta che sia una copertura per un fuggitivo che ha rubato la leggendaria Fragarach, la spada in grado di trapassare qualunque armatura, a un dio celtico che non l’ha presa per niente bene e che gli dà la caccia, sempre più irritato e vendicativo ogni secolo che passa. Ma non si può rimanere nascosti a lungo nell’era di internet, e la divinità furiosa sta per piombare su di lui. Atticus avrà bisogno di tutti i suoi poteri e dell’aiuto della sua eterogenea schiera di amici: dalla seducente dea della morte al premuroso levriero irlandese con cui ha un dialogo costante, fino alla consulenza di uno studio legale di licantropi e vampiri islandesi, sbarcati in America ai tempi di Eric il Rosso… La mitologia celtica non è mai stata così a suo agio in Arizona, con un eroe geniale, audace e irriverente come Atticus.


In fuga è un romanzo molto divertente e piacevole che, per quanto mi riguarda, è stato – ahimè – penalizzato dalle mie letture parallele. Non gli ho dedicato il tempo che meritava e l’ho letto ogni tanto tra la fine di un libro e l’inizio di un altro.

Comunque sia, le vicende di Atticus O’Sullivan, al secolo Siodhachan Ó Suileabháin, ultimo druido rimasto in vita (con molti intelligenti espedienti, nonché una certa conoscenza di una dea della morte, Morrigan). Il nostro druido vive in Arizona, dove la possibilità di incontrare divinità&co è molto ridotta. Sì perché, nel mondo di Atticus, tutte le divinità esistono, così come molte creature magiche (le streghe, ad esempio: tipe dalle quale guardarsi le spalle). E tra tutte le divinità esistenti, Atticus ha fatto imbufalire proprio il dio celtico dell’amore, Aenghus Óg, che gli dà la caccia da secoli e secoli e ancora secoli (un tipo piuttosto rancoroso).

Una lettura perfetta per l’estate: non richiede grande interazione da parte dei vostri neuroni ed è capace di farvi ridere.

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