Un mistery, una storia d’amore, una grande rievocazione storica: in quella che è la sua opera più ambiziosa e acclamata, Ken Follett tocca una dimensione epica, trasportandoci nell’Inghilterra medievale al tempo della costruzione di una cattedrale gotica. Intreccio, azione e passione si sviluppano così sullo sfondo di un’era ricca di intrighi e tradimenti, pericoli e minacce, guerre civili, carestie, conflitti religiosi e lotte per la successione al trono. Un romanzo che si sviluppa lungo più di quarant’anni di storia, i cui protagonisti sono vittime o pedine di avvenimenti che ne segnano i destini e rimettono continuamente in discussione la costruzione della cattedrale.


Avevo intenzione di leggere I pilastri della terra da tantissimo tempo e ho preso la palla al balzo quando mi è stato proposto di prenderlo in prestito. Inutile specificare che avessi della buone aspettative su questo romanzo, così osannato in lungo e in largo.

Ecco, bisognerebbe sempre fare molta attenzione a crearsi delle alte aspettative quando ti presentano un libro con strilloni del tipo “il romanzo che ha venduto oltre 14 milioni di copie in tutto il mondo”. Di fatto non vogliono dire niente: magari il libro ha fatto schifo alla maggioranza di loro.

Comunque, lasciando da parte le strategie di marketing dell’editoria, cominciamo a parlare de I pilastri della terra e di cosa non mi è piaciuto. Innanzi tutto, è troppo lungo. Ken Follett ci ha propinato 1030 pagine di monotone e fastidiose ripetizioni: l’intero romanzo è una partita di calcetto tra buoni e cattivi. Chi segna più reti vince – e indovinate un po’ chi saranno i vincitori? Ogni cento pagine si ripete ossessivamente lo stesso schema: i buoni vogliono fare qualcosa, i cattivi glielo impediscono, i buoni riescono a fare goal lo stesso con vari stratagemmi. Mamma mia, che palle!

E pensare che Follett ha voluto pure giocare in casa con una sapiente scelta di personaggi: ognuno di questi, infatti, è stato etichettato in modo da suscitare naturalmente simpatia o antipatia nell’animo del lettore. È difficile non parteggiare per la donne violentata e il giovane selvaggio ma brillante; allo stesso tempo, si può facilmente odiare il vescovo arrivista e il signore violento.

Peccato che l’insieme risulti così vuoto da rendere per lo più inutile il tempo speso in questa lettura. Al di là della mera narrazione di fatti, infatti, I pilastri della terra non trasmette nulla. Quale dovrebbe essere il messaggio? Il bene vince sempre? La Disney trasmette il messaggio in maniera decisamente più efficace.

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