Full of Life, unico grande successo di Fante in vita e indimenticabile racconto di come un uomo e una donna possano amarsi e odiarsi, essere una contro l’altro e poi ancora amarsi e sentirsi insieme, rivela uno scrittore al massimo delle proprie possibilità espressive, il cantore disarmato di una bizzarra epopea domestica.


Ho trovato Full of life molto veritiero, e non solo perché è fortemente autobiografico. È il primo romanzo di John Fante che leggo e mi ha colpito per la sua capacità di dipingere con poche, scarne pennellate i rapporti all’interno di una famiglia in attesa di un bambino.

Per tutto il romanzo, vediamo dipanarsi tensioni, incomprensioni e amore tra i personaggi. Fante ci mostra l’amore che il protagonista ha per sua moglie, ma allo stesso tempo fa emergere il suo disagio di fronte al suo stato interessante. John si scopre del tutto inadatto all’evoluzione che sta prendendo la sua vita: sente che tutto quello che ha avuto finora – e del quale era soddisfatto – sta andando a ramengo. O forse sarebbe il caso di dire che sta sprofondando nella voragine che si è appena aperta nel pavimento della sua casa.

In cerca di conforto e aiuto, il povero John in alto mare si rivolge al padre, elogiato come mastro muratore, mestiere che ha svolto per cinquant’anni. Quindi ci troviamo di fronte questo immigrato italiano vecchio stampo, con un esilarante bagaglio di superstizioni contadine e le idee chiare su come vadano fatte le cose.

Peccato che la visione del padre non coincida affatto con quella del figlio, che si ritroverà solo contro granitica figura paterna e una moglie incinta in preda a un’illuminazione religiosa. In mezzo a questo bailamme, non è difficile comprendere l’occasionale insofferenza di John e i suoi pensieri non proprio lusinghieri nei confronti di moglie e padre. Così come si può comprendere il suo amore per la moglie e il figlio in arrivo e l’affetto nei confronti dell’anziano genitore.

Ma la vita è così: un giorno detesti con tutto te stesso tuo padre, un giorno lo adori allo stesso modo. Vivere e convivere con gli altri ci impone di rimetterci continuamente in gioco, di trovare un equilibrio ogni volta che qualcosa cambia. Non è mai facile né immediato e nel mezzo al processo capita che qualcosa vada storto. Le esigenze delle persone sono diverse e difficilmente conciliabili, ma “difficile” non significa “impossibile”: Fante lo ha reso alla perfezione in Full of life.

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