“Due di due” è un romanzo apparso per la prima volta nell’89. Narra l’amicizia fra Mario, l’io narrante, e Guido, un suo compagno di scuola. Sono così diversi da essere speculari, Mario e Guido: il primo è un adolescente come tanti, impaurito e attratto dalla vita, indeciso nelle scelte e appena abbozzato nella personalità, succube dell’autorevolezza e del carisma altrui; il secondo ne ha da vendere di autorevolezza e carisma, ha entusiasmo per la vita, ed è diverso, diverso da tutti gli altri, abbastanza per attrarli, troppo per non spaventarli, per non restare, alla fin fine, sempre isolato. Nonostante le differenze, l’amicizia di Mario e Guido prosegue lungo gli anni Settanta e Ottanta: a scuola e fuori scuola, fino all’età adulta.


Non so bene cosa scrivere su questo romanzo. Ci sono degli aspetti che ho apprezzato davvero tanto, mentre altri mi hanno lasciato indifferente (per non dire che mi hanno spudoratamente annoiata).

La prima parte, che tratta dell’amicizia adolescenziale dei due protagonisti, Guido e Mario, al liceo, mi ha per lo più fatta sbadigliare. Probabilmente ha giocato un ruolo fondamentale la mia incapacità di immedesimarmi nell’insofferenza dei due ragazzi nei confronti del sistema scolastico: io ho amato molto i miei anni al liceo e non mi sembrava che mi insegnassero solo nozioni inutili per la vita.

Poi la scelta di Mario di andare a stare in un posto dimenticato da Dio (o meglio, in c**o al mondo) non me lo ha reso simpatico: già abito in un luogo sperduto, figuriamoci se riesco ad immedesimarmi in uno che cerca l’esilio.

Ciò che mi è piaciuto davvero tanto è stata l’amicizia tra i protagonisti. Guido e Mario si capiscono con un cenno, con i silenzi: la loro comprensione reciproca è tale che, pur nei litigi e nei loro diversi caratteri, non smarriscono mai il loro legame. Nemmeno la distanza e la mancanza di notizie: Guido sa che Mario ci sarà sempre per lui e che lascerà una delle sue case ad attenderlo.

Due di due è, in definitiva, un romanzo sull’amicizia che ogni tanto si perde, smarrendo la strada maestra, un po’ come i due protagonisti. Peccato, perché a mio avviso c’era un grande potenziale: magari leggerò altri romanzi di Andrea De Carlo.

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