Se si segue lo spirito di Blake nelle varie fasi del suo sviluppo poetico è impossibile considerarlo un naif, un selvaggio, il selvaggio prediletto degli ipercolti. Svaporata la stranezza, la sua peculiarità si dimostra quella di tutta la grande poesia: qualcosa che si trova (non sempre) in Omero, in Eschilo, in Dante e in Villon, e profondo e nascosto nell’opera di Shakespeare; e anche, sotto forma diversa, in Montaigne e in Spinoza. Si tratta, semplicemente, di una peculiare onestà, un’onestà che, in un mondo troppo timoroso di essere onesto, risulta particolarmente terrificante. È un’onestà contro cui cospira tutto il mondo, perché è sgradevole. La poesia di Blake ha la sgradevolezza della grande poesia. Niente che si possa dire morboso o anormale o perverso, niente di tutto ciò che testimonia la malattia di un’epoca o una moda, ha queste qualità; la possiedono solo quelle cose che, dopo uno straordinario travaglio di semplificazione, rivelano l’essenziale debolezza o la forza essenziale dell’animo umano.” (Thomas Stearns Eliot)


Sarà il fascino del poeta anticonvenzionale (al quale va aggiunto quello del genio incompreso), ma William Blake mi ha stupita. Nonostante sia tra gli autori di letteratura inglese che ho studiato al liceo, non lo ricordavo affatto così affascinante. Sto invecchiando, ragazzi.

Canti dell’Innocenza e dell’Esperienza ha due punti forti: la semplicità e l’innovazione. Per quanto riguarda la prima, posso assicurarvi che non troverete versi oscuri o criptici nelle poesie di Blake. Il che, insieme alla brevità dei componimenti, immagino abbia contribuito all’alto rating su Goodreads: infatti, è una raccolta che può essere apprezzata anche da chi non ama particolarmente la poesia o non è abituato a leggerne.

L’innovazione è indubbia: i contemporanei consideravano Blake uno squinternato e solo i suoi amici compravano le sue opere (e solo per simpatia… i suoi lavori non piacevano praticamente a nessuno). E l’innovazione di Blake non si limitava soltanto alla poesia, ma anche alle incisioni che adornano i suoi componimenti: la sua tecnica, l’acquaforte a rilievo, fu apprezzata, come le sue opere, soltanto più tardi.

Naturalmente, da un soggetto così originale non potevano che uscire poesie originali, che scandalizzavano i suoi contemporanei. Blake aveva idee bizzarre sulla religione, la schiavitù, l’uguaglianza: idee che oggi ci paiono, se non giuste, almeno condivisibili.

La raccolta è divisa, come da titolo, in canti sull’Innocenza e canti sull’Esperienza, i due stadi contrari dell’anima umana. Blake non privilegia nessuno dei due stadi, perché entrambi fanno parte dell’essere umano ed è necessario passare attraverso entrambi per essere completi. Tanto per chiarire la sua contrarietà al pensiero prevalente fin dal titolo…

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