Un’umanità di servi e signori abita un mondo pervaso da una magia sottile e inquietante, fra intrighi di corte e minacce di misteriosi pirati in grado di manipolare le loro vittime privandole di ogni forma di raziocinio e sentimento. Tra questi pericoli si aggira il giovane Fitz, un ‘bastardo’ di stirpe reale, la cui sola consolazione è un magico e tenero legame con gli animali. Accolto a corte, Fitz dovrà apprendere l’uso delle armi e le regole dell’etichetta, ma il suo destino è legato all’abilità di uccidere nell’ombra… Diventare un assassino vuol dire intraprendere un mestiere crudele e solitario, e soprattutto scoprire i propri poteri, lascito del sangue dei Lungavista…


Era veramente tanto tempo che non mi capitava un fantasy così: assolutamente perfetto. Dall’ambientazione allo stile della scrittrice, dai personaggi agli intrecci narrativi: non ha un solo difetto.

L’ambientazione è realistica fin nei minimi particolari: non solo l’autrice ci fa vedere con gli occhi della mente dove ci troviamo, ma ce ne fa percepire gli odori e i sapori. Robin Hobb ha quel vecchio gusto per le belle descrizioni: quelle delle quali non ti annoi mai, ma anzi ti fanno entrare nella narrazione e camminare al fianco dei personaggi.

Tuttavia, lo stile della Hobb è superbo nella caratterizzazione dei personaggi. Con poche pennellate riesce a comunicare al suo lettore tutto ciò che deve sapere su quel personaggio. Il protagonista, Fitz-Chevalier, figlio illegittimo dell’erede al trono dei Lungavista, è tratteggiato con una poliedricità tale da far sembrare quasi impossibile che sia solo un personaggio letterario. Il suo bisogno di essere amato e apprezzato crea alcune delle pagine più strazianti che abbia mai letto.

Inoltre, siamo immersi nell’ambiente cortigiano, pieno di intrighi, segrete alleanze e sotterfugi spesso di dubbia moralità. È in quest’ambiente che Fitz deve imparare presto a muoversi, prima che il suo status di bastardo reale induca qualcuno a ucciderlo. Anche in questo caso, Robin Hobb dimostra tutta la sua maestria, riuscendo a tessere una trama di intrighi difficile da sbrogliare e che tiene il lettore con il fiato sospeso fino alla fine.

L’ultima cosa che mi sento di menzionare è l’Arte, cioè la parte propriamente fantasy del romanzo. L’Arte è la magia, intesa come telepatia e capacità di influenzare gli altri. Niente bidibi-bodibi-bu con la Hobb: l’Arte è sì magia, ma è un potere pericoloso e tentatore, un potere che esige un prezzo molto alto per il suo utilizzo.

In definitiva, se amate il fantasy, non potete farvi scappare questo romanzo, soprattutto se la vostra idea di fantasy è quella si rifà a quel capolavoro che è Il Signore degli Anelli.

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