Nel 1697 Luigi XIV è impegnato nell’ennesima guerra, detta dei Nove Anni. Per rimpinguare le casse ormai vuote del regno, decide di inviare una flotta imponente contro Cartagena, nell’attuale Colombia: una delle città più ricche dell’impero spagnolo d’oltremare, ritenuta imprendibile.
L’ammiraglio De Pointis, per navigare i Caraibi, ha però bisogno dell’ausilio della Filibusta. Solo che la Tortuga è stata abbandonata, e i Fratelli della Costa superstiti si sono sparsi sulle montagne dell’isola di Hispaniola.
Chi riesce a radunarli è il governatore Ducasse, ex negriero, gran farabutto ma d’animo per certi versi nobile, avventuriero impavido.
Martin d’Orlhac è stato ladro, poi soldato, e infine è divenuto il braccio destro di De Pointis. Fatto imbarcare con i pirati, assiste con progressiva simpatia alla vita libera e feroce di costoro. Intreccia anche una bizzarra storia d’amore, che gli costerà parecchio, con una giovane dama spagnola tanto bella quanto inaccessibile, tanto apparentemente ingenua quanto sottile e intelligente.
La presa di Cartagena vedrà crescere la tensione tra il nobile De Pointis e il plebeo Ducasse, tra Fratelli della Costa ed esercito regolare; fino all’aperta ribellione dei filibustieri contro l’arroganza di un’aristocrazia che persino in Francia comincia a essere messa in discussione.
Sarà l’ultimo atto della confraternita di fuorilegge che sull’isola della Tortuga aveva preso forma e terrorizzato i Caraibi per quasi cinquant’anni. Pochi mesi dopo la conquista di Cartagena le grandi potenze firmeranno un trattato di pace e si impegneranno, di comune accordo, a combattere la pirateria.
I Fratelli della Costa tuttavia non spariranno, ma saranno chiamati a un differente destino. Anticipato, nei capitoli finali, da un colpo di scena che rallegrerà i lettori di Tortuga e di Veracruz.


Nell’ultimo libro del Ciclo dei Pirati, Evangelisti si ricorda finalmente di avere a che fare con i pirati e scende dalla cattedra. Cartagena. Gli ultimi della Tortuga è, infatti, il romanzo meglio riuscito del ciclo.

I personaggi continuano a non essere chissà quanto caratterizzati, ma il loro essere più “autonomamente” interessanti del solito rende le vicende assai appassionanti. Innanzi tutto, il protagonista, Martin d’Orlhac, non è solito filosofeggiare: l’intero romanzo ne ha giovato. Oltretutto, ha un passato non proprio onorevole e si sente suo malgrado interessato allo stile di vita dei pirati.

Molto affascinante la figura di Ducasse, personaggio forte e leader ben più memorabile di De Grammont (anche se ha fatto arrestare Lorencillo… riesco a perdonarlo solo per ciò che accade nel finale).

Anche qui ritroviamo una donna tentatrice, Teresa: una str**** che mi è rimasta antipatica fin dalla sua prima apparizione, insieme a suo marito. È più forte di me, i tipi troppo ligi alle regole della buona condotta e compagnia bella riscuotono raramente la mia stima e fiducia. L’unico momento in cui le sono stata solidale è stato al momento dello stupro: è str**** sì, ma nessuna donna dovrebbe mai essere violentata (nemmeno per cosiddetto “amore”).

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