Jilium è un giovane laureato che, come tanti della sua generazione, lavora come cassiere in un discount, in attesa della grande occasione. Una notte, rientrando dal lavoro, trova una ragazza dai capelli blu riversa proprio davanti al portone di casa sua, agonizzante. Potrebbe chiamare un’ambulanza, o forse la polizia, ma infine decide di portarla dentro casa. La morte improvvisa della ragazza che sopravviene da lì a poco, lo getta nel panico più assoluto: gli pare di conoscerla, eppure è certo di non averla mai vista. Infine fugge con la speranza di riuscire a chiarirsi le idee. Ma la sua mente è inaffidabile, vacilla, soffre di un disturbo della memoria che rende inattendibile la sua pur cristallina lucidità. Al suo ritorno una folle telefonata lo accusa, lo insulta, lo prostra. Ha paura, terrore, col misterioso interlocutore finge senza ragione di aver rapito la ragazza mentre cerca disperatamente un modo per venire a capo della sua morte, infine si addormenta spossato. Al mattino, però, la ragazza è scomparsa… Il caos degli eventi filtra così nella sua vita quotidiana con un ritmo serrato di fraintendimenti e fatalità, di vertiginosi vuoti di memoria e impossibili verità, in un giallo in cui il luogo del delitto non è che la mente di ognuno di noi.


Quanto spesso si sente parlare – e straparlare – di giovani? Della loro perdita di valori, della loro mancanza di punti di riferimento? Una moltitudine di volte e frequentemente da gente che non ci ha capito molto (o perlomeno fa di tutto per dare quest’impressione).

Capelli blu, nella sua brevità e originalità, mi è sembrato cogliere il punto più degli infiniti fiumi di parole che vengono spesi sull’argomento. Usando un mix intrigante di tecnica cinematografica, giallo psicologico e ironia, Nardoni ci racconta di Jilium, laureato che lavora in un supermercato in attesa di trovare il suo posto nel mondo.

Come all’inizio di un film giallo, Jilium si ritrova ad avere a che fare con una ragazza moribonda (o forse è solo svenuta? O forse è addirittura morta? I “dettagli” si confondono nella sua testa). Il ragazzo si sente in dovere di aiutarla per un rigurgito di vecchia cavalleria, ma poi i ricordi di quanto è davvero accaduto si perderanno nella sua mente, fino al provvidenziale chiarimento finale.

Peccato per la parte finale, che, nonostante il ritmo serrato facesse divorare le pagine rimanenti, mi è parsa confusa (un po’ come se Nardoni si fosse perso nella mente di Jilium). Sono curiosa di leggere altro da questo autore (sperando che pubblichi di nuovo qualcosa di suo).

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