«È insolito, ma qualche volta succede, a quasi tutti gli scrittori, che la stesura di una particolare storia risulti facile, esterna a noi, come se stessimo scrivendo le parole di una voce da una nube»: è stato le stesso Truman Capote a raccontare così la genesi del suo primo straordinario romanzo, il libro che gli avrebbe dato la fama e il successo.
Altre voci altre stanze ha per protagonista il tredicenne Joel Harrison Knox, che da New Orleans arriva in campagna, a Skully’s Landing, un tempo casa padronale ora decaduta e fatiscente, dove vive suo padre. In questo ambiente isolato e bizzarro, animato da presenze grottesche, quasi anormali, descritto con straordinaria potenza e intensità, popolato da personaggi eccentrici, a cominciare dal cugino Randolph, effeminato e narcisistico, l’adolescente Joel incontrerà i suoi demoni, e potrà misurare la sua solitudine e la sua sete d’amore.


Altre voci altre stanze potrebbe essere liquidato come l’ennesimo romanzo di formazione se non fosse così maledettamente ricco di significato.

Ciò che mi ha colpito di più è stato il disperato bisogno del protagonista tredicenne – Joel Knox – di essere amato, un grido muto, ma non meno potente, che si sente lungo tutto il romanzo. Un elemento dal sapore autobiografico, data la sfortunata infanzia di Capote, segnata da due genitori litigiosi e spesso assenti. In questo modo, l’autore deve aver imparato presto il gusto amaro della solitudine.

Così accade a Joel, che, tentato dalla prospettiva di trovare suo padre e, soprattutto, il suo affetto, si trasferisce a Noon City, nella casa paterna, Skully’s Landing. Fin da subito il Landing appare un luogo lontano da ogni civiltà e consuetudine: lì il tempo sembra avere una propria scansione e i suoi abitanti sono altrettanto confusi tra realtà e sogno.

E in questo limbo Joel raggiunge la sua maturità: scopre che il padre delude ogni sua aspettativa, che la sua sessualità non segue una strada definita e che, per non perdersi, deve andare via da quel luogo di incubi e misteri. Come a dire che deve abbandonare la fanciullezza per una maturità consapevole.

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