Lately, life has been unnaturally calm for vampires Cat Crawfield and her husband Bones. They should have known better than to relax their guard, because a shocking revelation sends them back into action to stop an all-out war…
A rogue CIA agent is involved in horrifying secret activities that threaten to raise tensions between humans and the undead to dangerous heights. Now Cat and Bones are in a race against time to save their friends from a fate worse than death… because the more secrets they unravel, the deadlier the consequences. And if they fail, their lives—and those of everyone they hold dear — will be hovering on the edge of the grave.


Voglio iniziare questa recensione ringraziando l’autrice: grazie Jeaniene Frost di averla finita qui e di non avermi costretto a scrivere una recensione negativa su un ottavo volume della serie Night Huntress. In questo settimo episodio appare evidente che la serie è arrivata al suo naturale capolinea.

Quello che non mi è affatto andato giù in Up From the Grave è stata proprio la trama, che occhieggia un po’ troppo a quelle dei libri precedenti. Infatti, nella prima parte gran parte della tensione drammatica va a farsi benedire perché il lettore sa (e anche Cat dovrebbe saperlo, che diamine!) a quale gioco si sta giocando. Lo abbiamo già visto in precedenza, conosciamo il trucco: finisce che il lettore non vede l’ora che la situazione si sblocchi e gli eventi vadano avanti.

Nella seconda parte, invece, la tensione drammatica è buona, ma viene rovinata dalla fretta. Avrei preferito che la piccola sorpresa fosse introdotta prima e che avesse avuto più spazio per svilupparsi e approfondirsi. Così mi è sembrata sprecata – oltre al grosso, grossissimo dubbio che non viene risolto riguardo a Tate e che, comunque la si metta, m’è sembrato ingiusto nei confronti suoi e di Bones.

Il finale, poi. Mi è sembrato più dolce amaro che conclusivo. Non che sia un finale aperto, ma dopo tante traversie avrei preferito una riunione di famiglia. Anche se, forse, ho capito dove andrai a parare Jeaniene… ma, mannaggia, dovevi davvero finirla così?

E ora veniamo al punto forte: i personaggi. Cat, Bones, Ian e – sorprendentemente per me – Denise regnano sovrani. Cat è sempre la stessa e, dopo sette libri, non ha ancora imparato a fidarsi di suo marito. In virtù dell’ultimo libro a lei dedicato, la vediamo tirare le somme della sua vita sempre sul filo del rasoio e desiderare la pace, il tran tran quotidiano. Questo non toglie che sia disposta a lottare con le unghie e con i denti: Cat è e rimane una guerriera, la temuta Mietitrice Rossa, quella che prima uccide e poi fa le domande.

Bones è sempre il nostro caro, sexy ruthless bastard. Cosa si può dire di lui? Freddo e spietato, per salvare la sua micetta è disposto a fare qualunque cosa, anche a spezzarle il cuore (senza fare una piega quando poi Cat glielo rinfaccia). È davvero un peccato lasciarlo: spero davvero che la Frost trovi il modo di farlo spuntare da qualche parte, anche solo per qualche breve scenetta.

Ian. Per Ian ci vuole la standing ovation. Partito come uno str***o insopportabile, è arrivato ad essere necessario come l’aria in questa serie. Ha alcune uscite che vi faranno struggere… in pieno stile Ian, ovviamente! Niente sviolinate e parolacce a palate. E anche il fatto che spesso compaia mezzo nudo non guasta… Adesso abbiamo proprio bisogno del suo spin-off (possibilmente una trilogia come quella dedicata a Vlad).

Denise è stata una sorpresa: Crepuscolo cremisi è il libro della serie che meno mi è piaciuto, quindi potete immaginare quando amassi questo personaggio. In Up From the Grave sono stata costretta a ricredermi: la ragazza, nonostante quel testone del suo compagno che continua a starmi sulle p**le, salva la situazione diverse volte, dimostrando di essere una delle migliori amiche possibili.

3 stars smaller

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