La saga di Olaf Spadarossa, tre parti raccolte qui in un solo volume, narra le avventure del condottiero vichingo Olaf che a causa della spada del Vagabondo, sottratta da una tomba di un antico guerriero del Nord, viene soprannominato Spadarossa. La storia inizia con le sue prime avventure nella terra natia e attraverso numerose vicende, antiche maledizioni, reincarnazioni, principesse, combattimenti, torture ed eroismi, si dipana nelle aree dell’antico mondo dell’impero romano d’Oriente, dove Olaf incontrerà finalmente la donna del Fato.


Questo è uno dei tanti libri adocchiati per caso che ha finito per stupirmi. Iniziato in sordina, ha finito per conquistarmi e farsi divorare fino all’ultima parola.

Come da titolo, il protagonista è Olaf, vichingo tutto d’un pezzo per il quale il Fato avrà in serbo grandi gioie e grandi dolori. Olaf non è uomo da scendere a compromessi ed è sincero anche a scapito della sua sicurezza personale. È uno di quegli uomini per i quali vale il motto: meglio morto che senza onore. Uno di quelli per i quali la parola data è sacra e inviolabile e che non tradirebbe mai i propri principi.

Olaf è un tipo vecchio stampo e anche il libro che parla di lui ha un sapore antico, il sapore dei vecchi poemi eroici, dove il Fato spinge verso il loro destino gli uomini, che possono soltanto scegliere di affrontarlo a testa alta o voltargli vigliaccamente le spalle, per poi essere colpiti dall’infamia.

Grandiosa e commovente, la storia di Olaf ci mostrerà la forza della rettitudine, una forza capace di dare a un uomo il coraggio di affrontare la propria sorte anche dopo aver perso tutto ciò che lo aveva definito fino a quel momento.

3 stars smaller

Advertisements