Dopo aver perso il padre in quello che ha tutta l’aria di essere stato un doppio suicidio d’amore, Yoshie si trasferisce dalla sua casa di Meguro a un minuscolo e vecchio appartamento a Shimokitazawa, un quartiere di Tokyo famoso per le sue stradine chiuse al traffico, i ristoranti, i negozietti, nonché meta degli alternativi della capitale. Qui Yoshie spera, aiutata dall’atmosfera vivace, di superare il dolore e dare una nuova direzione alla sua vita. Un giorno, però, sua madre le si presenta a casa all’improvviso con una borsa Birkin di Hermès e qualche sacchetto. Inizia così una bizzarra convivenza che unisce le due donne lungo il percorso di elaborazione del lutto che le ha colpite, le pone di fronte a verità inaspettate, le aiuta a scorgere fiochi lumi di speranza nel buio di una quotidianità ferita.Moshi moshi – “pronto” al telefono – è il racconto di una rinascita, la favola delicata e struggente della vita di un quartiere, la storia di una madre, di una figlia, di un grande dolore e di qualche piccola felicità inattesa.


Questo romanzo è per me un grande punto interrogativo. Teoricamente parlerebbe dell’elaborazione del lutto di due donne, madre e figlia, che hanno perso, rispettivamente, il marito e il padre. In pratica si tratta di uno straparlare lungo 200 pagine.

La protagonista, Yoshie, è capace di risolvere i suoi dilemmi interiori da un paragrafo all’altro. È così efficiente che alle volte veniamo a conoscenza dei suoi dubbi solo quando trova la soluzione. Se in un paragrafo è seccata dalla convivenza non desiderata con la madre, in quello successivo ne comprende i motivi ed è felice che sia andata ad abitare con lei. Mooolto bene. Più che una ragazza sembra un processore di ultima generazione.

Dal canto suo, la madre decide di vivere una seconda giovinezza. Non sarebbe un problema se la scrittrice non ce la presentasse come una specie di folletto in perenne stato di eccitazione.

Ebbene, queste due donne devono confrontarsi con l’omicidio-suicidio dell’amante e del padre/marito. Questa parte viene gestita malissimo dall’autrice. Si ha l’impressione che neanche lei sapesse bene come sviluppare questa trama. Pare perennemente in bilico tra il giallo da risolvere e il mistero irrisolto. Finisce solo per creare aspettative disilluse nel lettore. Si arriva in fondo al romanzo con un gran senso di vuoto: cosa ha voluto trasmettermi questo romanzo? Alla fine si rimane solo con un pugno di parole senza scopo.

1 star

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