L’opera che ha per protagonista uno dei personaggi più celebri e amati della storia del teatro, il fiero guascone Cyrano de Bergerac, l’eroe di grandi temerarie imprese e di un infelice amore, in una una nuova traduzione.

Un bacio, dopo tutto cos’è?
Un giuramento fatto un po’ più da vicino, una promessa
più precisa, il sì ad un assenso,
un punto rosa sulla i di amor mio;
un segreto confidato alla bocca invece che all’orecchio,
un istante d’infinito che fa il ronzio d’ape,
una comunione che ha il gusto del fiore,
un modo per respirarsi un poco il cuore,
e un po’ gustarsi, a fior di labbra, l’anima!


E che dovrei fare?
Cercare un protettore potente,
di un padrone farmi servente,
e come un’edera scura che si avvince a un tronco
e lo corteggia leccandogli la corteccia,
arrampicarmi con l’astuzia invece di elevarmi con la forza?
No, grazie. […] Ma… cantare,
sognare, ridere, muoversi, esser solo, esser libero,
aver vista cristallina e voce argentina,
quando va, mettersi il cappello di traverso,
per un sì, per un no, battersi – o scrivere un verso!
Lavorare senza preoccuparsi di gloria e fortuna,
per quel viaggio tanto pensato sulla luna!

Cirano è una delle mie canzoni preferite di Francesco Guccini. Quindi, ad oggi, mi chiedo come mai ho aspettato così tanto per leggere Cyrano de Bergerac di Rostand. Nel caso non conosceste nessuno dei due, vi invito ad ascoltare la prima e leggere il secondo, perché sono entrambi meravigliosi.

Uomo refrattario al compromesso, Cyrano è pronto a difendere le proprie opinioni con spada e lingua tagliente e a guardare con disprezzo chi non ha la medesima forza. Non gli importa se questo suo comportamento gli fa guadagnare numerosi nemici, anzi se ne compiace (Dispiacere è il mio piacere. / Amo esser odiato.). Cyrano è semplicemente troppo nobile d’animo per abbassarsi ad essere un leccac**o come tanti: sa che ottenere il successo tramite il servilismo non sarebbe degno di lui.

È un personaggio estremo, Cyrano, e anche contraddittorio: da un uomo così votato all’autenticità non ci aspetteremmo che accetti di celare la sua parola elegante dietro il bell’aspetto dell’amico Cristiano per far sì che quest’ultimo conquisti l’incantevole Rossana. Già, perché?

Sapendo che il vero Cyrano de Bergerac (il personaggio storico, intendo) era omosessuale, le interpretazioni di quest’amore per interposta persona si sprecano. Personalmente, questa vicenda mi ha richiamato alla mente il De Profundis di Oscar Wilde.

Infatti, così come Wilde rifiutò gli appoggi per uscire libero dal tribunale, Cyrano rinuncia a dire la verità a Rossana. Pur nella diversità delle due vicende, Wilde e Cyrano mi sono sembrati accomunati dalla stessa impossibilità di discostarsi dai loro principi. Erano (o si sentivano) troppo grandi per abbassarsi e svilirsi così. Come dice Wilde nel De Profundis, solo i peccati dell’anima sono vergognosi. Cyrano (come Wilde) non è uno sciocco: sa che quella vicenda, quell’inganno non può finire bene, eppure vi si dedica alacremente e ottiene il cuore di Rossana per Cristiano. E alla fine, quando arriverà la sconfitta, troverà la forza di accoglierla in piedi, con spada e lingua sguainate, fiero di aver combattuto anche con la consapevolezza di una disfatta certa.

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