Un viaggio irriverente ed esilarante attraverso la gravidanza e la maternità, visto attraverso gli occhi di una dottoranda, una precaria universitaria, come ce ne sono mille in Italia in questi primi anni duemila. Un capo come Madama, brillante professoressa che veste Prada come il Diavolo, una madre bionda e svampita come Candy Candy, e un marito che ormai non si stupisce più di nulla sono i personaggi di questo racconto, che dalla “data dell’ultima mestruazione” arriva fino alla fine dell’allattamento, descrivendo in modo irrispettoso, ma divertente, ogni diceria che una giovane mamma è costretta a stare a sentire, ogni piccola discriminazione e inghippo burocratico che, essendo mamma-precaria è costretta a sopportare, ogni ridicola situazione che la protagonista si è trovata ad affrontare durante e dopo quei famosi nove mesi.


A volte benedico sinceramente il passaparola, perché ti fa scoprire libri che altrimenti non avrei mai trovato e letto. Una tua amica ti fa presente un libro, tu leggi la trama e pensi: ma sì, promette bene, leggiamolo!

Precariamente Incinta è un viaggio tra le difficoltà di una donna incinta ai giorni nostri, e non si limita solamente alle difficoltà che tutti conosciamo (o che possiamo immaginare, nel mio caso specifico).

Pare che i pregiudizi e il folklore intorno alla gravidanza siano ancora ben sedimentati nella mente degli italiani (un po’ come l’oroscopo, che per stessa ammissione degli astrologi, si basa ancora sul sistema geocentrico. Sic). Mi viene in mente un parente di non mi ricordo più di che grado desideroso di sottoporre mia madre, incinta di mio fratello, “al pendolo”: in base a come penzolava, avrebbe divinato il sesso del nascituro. Reazione di mia madre? Una grassa risata.

Ci voleva proprio una mente razionale a gettare ironia sui luoghi comuni. Il folklore è bello quando vai ad una festa medievale, non quando pretende di saperne più della scienza negli ambiti che a quest’ultima competono.

L’unica pecca (se così si può chiamare) che ho trovato in questo libro è stata una tendenza all’eccessiva razionalità, a scapito della letterarietà. Da lettrice, in alcuni punti ho avvertito l’esigenza di qualche artificio letterario che smorzasse la freddezza del racconto crudo degli eventi.

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