Su un’isola remota in un mare tropicale, Celaena Sardothien, temuta assassina, è arrivata per una missione. È stata mandata dalla gilda degli Assassini per riscuotere un debito del Signore dei Pirati. Ma quando Celaena capisce che il pagamento non sarà in denaro ma in schiavi, la sua missione cambia: rischierà tutto per volgere in bene la missione che è stata mandata a realizzare.


C’è una forte nota stonata in questo racconto: la costruzione della protagonista, Celaena. Fin da subito si presenta, con molta modestia, la migliore assassina di Adarlan: arrogante, sprezzante e abile. Insomma, un’eroina con i controc***i.

La vicenda si sviluppa e assume le forme di una farsa. Celaena vive in un mondo di intrighi, veleni e pugnali nell’ombra e tutti riescono a fargliela sotto al naso. Prima il suo capo, Arobynn, poi Sam (che capisce subito come girano gli ingranaggi del suo cervello), poi pure Rolfe, il “cattivo” di turno, che non si lascia prendere per i fondelli dalla sua sceneggiata (salvo poi avere la peggio). Sembra l’ingenuità fatta persona per una addestrata per essere una letale assassina e per aver già ucciso. Il che non ha riscosso la mia approvazione.

Da come era iniziato il racconto, mi ero aspettata freddezza, spietatezza, brutale efficienza. Invece, Celaena sembra una bambina cocciuta e capricciosa che va in giro a vantarsi di essere la migliore assassina in circolazione quando, se non ci fosse stato Sam, non avrebbe cavato un ragno dal buco.

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