Pubblicati postumi, questi 38 stratagemmi di Schopenhauer rappresentano un utile strumento per trasformare qualsiasi disputa in una vittoria.
Non importa se l’opinione sia giusta o sbagliata, vera o falsa: esistono modi precisi per ribaltare le discussioni e superare dialetticamente chiunque. Sono precetti di immediata applicabilità, quasi i princìpi di una scienza, e spaziano dalla nobile disamina delle parole dell’avversario fino ad astuzie retoriche in grado di sgretolare le certezze di chi ci fronteggia: sfruttare i pregiudizi altrui, generalizzare e banalizzare, suscitare nell’avversario la confusione con domande inaspettate o l’ira con affermazioni provocatorie, proporre in tono denigratorio l’opposto della propria tesi al solo scopo di evidenziarne l’assurdità, fino a spingersi all’estremo dello sproloquio privo di senso o dell’offesa diretta, pur di ricacciare indietro l’oppositore.


Anche se alcuni punti della sua filosofia sono condivisibili, Arthur Shopenhauer non è esattamente il mio filosofo preferito. Tutto quel pessimismo metafisico non fa per me.

Mi sono convinta a comprare e a leggere questo libro principalmente perché non c’entrava niente con la sua filosofia (infatti, il libro è stato pubblicato postumo, Shopenhauer con il tempo si era ricreduto sull’opportunità di pubblicare uno scritto con i «trucchi di cui di serve la comune natura umana per celare i propri errori»). Devo dire che non mi sono pentita della mia decisione: il libro mi ha ricordato molto i miei studi classici, dato Shopenhauer si rifà alla Dialettica di Aristotele.

Lo consiglio a chi non è digiuno di filosofia, non tanto di Shopenhauer, ma dell’antica Grecia, dato che, almeno in questa edizione, le note (poche) non consentono di comprendere del tutto i concetti esposti.

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