Wren Tigarian è un orfano, il figlio di un legame proibito tra una tigre bianca e un leopardo delle nevi. Nessun clan dei Cacciatori oscuri lo vuole tra i suoi membri, ed è cresciuto suscitando timore e diffidenza, col suo cuore animale, feroce e indomabile, in un corpo umano che a malapena riesce a contenerne gli slanci. Wren non ha mai dato ascolto a nessuno quando c’era qualcosa che voleva. E ora vuole Marguerite. In tutta la sua fragilità e delicatezza. Anche Marguerite, turbata e affascinata dalla sua forza misteriosa, desidera Wren, ma lei è un’umana, la figlia di un importante senatore americano, imprigionata nella gabbia dorata della mondanità e del conformismo da cui vorrebbe fuggire. Braccato non solo dagli esseri umani che non accetteranno mai la sua natura animale, ma anche dai suoi simili che temono i suoi poteri, Wren dovrà essere capace di difendere il suo amore a ogni costo, perché ogni uomo e ogni animale ha in sé il desiderio eterno di un porto, di un luogo libero da persecuzioni, in cui nessuno possa dargli la caccia o ferirlo e per lui è Marguerite.


Come cavolo si fa a resistere a un tigardo (incrocio tigre/leopardo) che è per metà del tempo un gattone troppo cresciuto e per l’altra metà un predatore implacabile? Non si può. E infatti gran parte del merito per la riuscita di questo libro se la prende Wren.

Wren è un Were-Hunter, un mutaforma, non voluto da nessuno e che molti temono per la sua aggressività. Solo che sotto sotto è un gattone bisognoso di coccole. E io adoro i gatti. Quindi non c’è storia: era un personaggio destinato a piacermi.

Altra storia per la controparte femminile, Maggie: nei momenti migliori l’ho percepita insulsa, nei peggiori irritante. In effetti, non si capisce perché un gattone debba per forza innamorarsi di lei, ma si sa, l’amore è cieco (e pure sordo).

La storia non è male (tutti quei salti nel tempo complicano le cose al punto giusto), ma il punto è che sappiamo che la Kenyon sa fare di meglio. Se confrontiamo il libro precedente sui Were-Hunter, quello su Vane, non c’è paragone che tenga: Il gioco della notte era di un altro livello, un livello decisamente superiore.

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